Tradurre letteratura cinese

 Categoria: Traduzione letteraria

La traduzione letteraria interlinguistica presuppone diverse attività complesse: la prima è un’attenta comprensione del testo, cui deve seguire un lavoro di trasformazione, guidato dalla finalità di rendere l’opera accessibile al lettore che non abbia conoscenza della lingua in cui essa è stata composta mantenendone, per quanto possibile, inalterate le qualità originarie e cercando di riproporle al meglio nella lingua d’arrivo. Chi traduce, in questo senso, deve porsi in una duplice prospettiva: essere al contempo lettore attento e autore di una nuova versione del testo.

Per lungo tempo ci si è chiesti se la traduzione letteraria possa essere considerata un’attività scientifica o creativa. Come processo scientifico, la traduzione è stata concepita quale trasformazione di un messaggio, dato in un certo codice linguistico, in un messaggio equivalente, reso in un altro codice linguistico, mediante l’applicazione di regole sintattiche. Bisogna, però, tenere presente che l’opera, così come essa è stata concepita dal suo autore originario, presenta – oltre all’utilizzo di un codice linguistico – caratteristiche di soggettività, intertestualità, risvolti psicologici e, non ultimo, scelte di stile (che rispecchiano tali caratteristiche), le quali non sempre rientrano negli schemi descrittivi del codice linguistico usato. In traduzione si rende necessario cercare di riproporre tutti questi elementi, evitando il più possibile di alterarli, pertanto la traduzione stessa può essere considerato un processo non solo scientifico, ma anche di ri-creazione del messaggio comunicato dall’autore, al quale sono sottese, inoltre, una trasformazione metaculturale e un’operazione di comparazione linguistica e letteraria.

La dicotomia “scientifico vs creativo”, sebbene ancora oggi sia considerata effettivamente problematica da chi si occupa di traduzione letteraria, nel corso dell’evoluzione delle teorie sulla traduzione, viene parzialmente abbandonata, così come molte altre concezioni che hanno caratterizzato il pensiero traduttologico nel corso dei secoli, come ad esempio il concetto di fedeltà, che diventa noto grazie ad una metafora francese che definisce le traduzioni prodotte dal ‘600 all’800: la metafora delle belles infidèles: come scrive Osimo, “i testi vengono adattati, modernizzati e localizzati per piacere di più ai lettori, per non affaticarli con esotismi o concetti lontani dal contesto culturale a cui sono abituati.” Questa riflessione, che mette a contrasto le “belle e infedeli”, cioè traduzioni piacevoli e scorrevoli ma distanti dal testo originale, con le “brutte e fedeli”, cioè traduzioni molto vicine al senso del testo, ma di poco valore letterario, per lungo tempo è rimasta nella mente di coloro che si sono occupati della traduzione, fino ad essere duramente criticata, ad esempio in ambito dei Cultural Studies – nella cui cornice teorica si muove Susan Bassnett, fondatrice della disciplina dei Translation Studies - e degli studi femministi sulla traduzione, ad esempio di Susan Sontag, e poi quasi definitivamente superata con la nascita della disciplina dei Translation Studies, alla fine del ‘900. Tuttavia essa sottolinea l’importanza del ruolo rivestito dall’appartenenza ad un contesto culturale ben specifico del testo letterario.

Con le due problematiche già citate saranno parzialmente abbandonate altre due intuizioni fondamentali nella storia del pensiero sulla traduzione letteraria: l’equivalenza e lo spirito del testo, di cui sono portavoce due importanti teorici della traduzione. Il primo è John Catford, che definisce la traduzione stessa in riferimento al concetto di equivalenza: “La traduzione può essere definita come una sostituzione di materiale testuale in una lingua (di partenza) mediante materiale equivalente in un’altra lingua (di arrivo).” Eugene Nida, invece, ritiene fondamentale per la traduzione la comprensione dello spirito del testo, cioè delle intenzioni dell’autore. Dalla sua idea si sono sviluppati molti pensieri, scientificamente, in realtà, contestabili, sulla necessità del traduttore di diventare quasi un “medium”, immergendosi a tal punto nello spirito del testo di partenza, tanto da fondere la propria mente creativa con quella dell’autore del testo originale.

La seconda parte di “Tradurre letteratura cinese” sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Maria Elena Iezzi
Traduttrice EN-ZH>IT
Penne (PE)