Tradurre letteratura cinese (4)

 Categoria: Traduzione letteraria

In cinese esistono poi particolari costruzioni verbali: i verbi direzionali e i verbi risultativi. Abbiati (1998) definisce i verbi (detti complementi) direzionali così:

I complementi direzionali sono costituiti da uno o due verbi di moto (complementi direzionali semplici nel primo caso e complementi direzionali composti nel secondo) che specificano la direzione e/o il senso del movimento descritto dal verbo reggente. […] I principali verbi che segnalano direzione sono 上shàng “salire (→ su)”, 下xià “scendere (→ giù)”, 进jìn “entrare (→ dentro)”, 出chū “uscire (→ fuori)”,回huí “tornare (→ indietro, ri-)”, 过guò “passare (→ avanti, oltre)”, 起 “alzarsi (→ in su)”, 开kāi “aprire (separazione → via), mentre due soli sono quelli che indicano il senso: 来lái “venire” (avvicinamento) e 去 “andare” (allontanamento).

In generale spesso non esiste un traducente diretto nella lingua d’arrivo per i significati espressi nel testo originale, pertanto si rende necessario, al fine di ottenere uno stile adeguato nel testo tradotto, rinunciare alla traduzione letterale e variare leggermente la struttura sintattica della frase, oppure scegliere un traducente che appartenga ad una categoria grammaticale diversa da quella usata dall’autore. Per quanto riguarda i direzionali il compito è particolarmente problematico, in quanto tali complementi non hanno un loro corrispettivo diretto in italiano. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, vi sono espressioni che possono sostituire il loro uso, permettendo di trasmettere in modo inalterato il senso delle frasi del testo, cioè l’impressione (di particolare effetto “cinematografico” in letteratura) di allontanamento e avvicinamento rispetto ai protagonisti delle azioni.

Per quanto riguarda i risultativi la definizione di Abbiati (1998) è la seguente:

Il complemento risultativo, costituito da forme verbali che si legano saldamente al verbo reggente da cui sono precedute, specifica l’esito prodotto dall’azione o dallo stato predicati. […] Qualunque verbo può fungere da risultativo, purché la costruzione risultante (verbo reggente – complemento) abbia coerenza e senso logico.

Dunque il primo verbo specifica l’azione e il secondo ne rivela l’esito. I risultativi rappresentano un aspetto particolarmente problematico della traduzione dal cinese in italiano, in quanto non è sempre possibile conservare nel testo tradotto entrambi i verbi che li compongono e, nei casi in cui questo è possibile, per uno dei due componenti è quasi inevitabile usare un traducente che appartenga ad una categoria diversa da quella verbale, oppure può essere opportuno inserire una congiunzione, dato che in italiano, a volte, è agrammaticale far seguire direttamente ad un verbo un altro verbo, o ancora, per conservare il senso espresso da entrambi i verbi, si può ricorrere ad una elaborazione di frase più complessa. A volte è inevitabile che una parte del senso vada persa, o in alcuni casi non è strettamente necessario rendere esplicite entrambe le parti, per rendere comprensibile il senso globale dell’azione, che si può sintetizzare con un unico verbo.

La quinta e ultima parte dell’articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Maria Elena Iezzi
Traduttrice EN-ZH>IT
Penne (PE)