Tradurre letteratura cinese (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

Esistono e sono esistiti molti differenti presupposti teorici a cui i traduttori si sono attenuti nel corso dei secoli, posizioni certamente tenute in considerazione, in parte, ancora oggi, ma precedenti al momento in cui la teoria della traduzione ha assunto statuto di disciplina ufficiale e quindi, per la maggior parte, già messe in discussione. La prima riflessione importante sulla traduzione letteraria è attribuita a Cicerone, secondo il quale una buona traduzione, definita “da oratore” consta della ricerca del miglior modo di rendere un testo a chi ne fruisce in un’altra lingua, mantenendone l’efficacia espressiva. Dopo di lui in molti si sono interrogati su quale fosse il miglior modo di tradurre e quali fossero i criteri da seguire per realizzare una buona traduzione. La riflessione sulla traduzione passa attraverso le menti di San Girolamo, Leonardo Bruni, Goethe, Schlegel, Schleiermacher, Humboldt e tanti altri ancora, fino a quando, nell’ultimo mezzo secolo, la traduzione si è trasformata da esercizio di stile per scrittori e letterati in una vera e propria professione, e attorno alla pratica della traduzione si è organizzata una disciplina con un suo statuto teorico, classificata sotto l’etichetta di translation studies. La denominazione della disciplina si fa risalire ad un saggio di James S. Holmes del 1988, “The name and the nature of Translation Studies” (1988), che è ritenuto il manifesto della nuova disciplina e ne definisce il carattere empirico, gli obiettivi e i principi, tra i quali – in primo luogo – la finalità di descrivere sia il processo che il prodotto della traduzione, così come essi si manifestano nell’esperienza. E’ nel 1980 che Susan Bassnett scrive l’opera che sarà ritenuta da allora fino ad oggi la più importante per la nuova teoria della traduzione contemporanea, intitolata, appunto, Translation Studies. Presupposto fondamentale del nuovo paradigma è che la sostanziale differenza tra i due testi che sono oggetto di studio delle teorie della traduzione non è più la cosiddetta “originalità”, perché anche il testo d’arrivo in un certo senso, può essere considerato un originale. La differenza consiste invece nei due diversi contesti di pubblico a cui i testi sono destinati: il testo di partenza, quello che veniva chiamato originale, viene ora denominato da Bassnett Source Text (ST). Esso è creato dall’autore in un determinato contesto culturale (in un dato tempo e in un certo luogo) ed è composto in una lingua che è espressione di tale cultura; il testo che era stato in precedenza denominato testo d’arrivo o testo tradotto, viene invece denominato Target Text (TT), e definito sempre in relazione al suo pubblico di destinazione: esso è creato per la fruizione da parte di lettori che appartengono ad un’altra cultura e usano un’altra lingua (nella stessa epoca, nel caso della traduzione di un testo contemporaneo, o addirittura di un’altra epoca, nella traduzione di un testo del passato).

A mio avviso, nell’adottare questa nuova ottica per quanto riguarda la traduzione di testi di letteratura contemporanea dalla lingua cinese alla lingua italiana, assumono valore di rilievo soprattutto il punto di vista linguistico e quello culturale, oltre a quello letterario, già studiato dai teorici del passato. Per quanto riguarda l’aspetto linguistico, soprattutto nel tradurre una lingua non imparentata per derivazione con la lingua del nuovo testo, diventa cruciale la differenziazione tipologica, ovvero la classificazione delle lingue in tipi di appartenenza, per rilevare, nella pratica, le caratteristiche linguistiche sia della lingua del ST che della lingua del TT e tenerle presenti nel processo di traduzione. Le caratteristiche letterarie del testo, cioè il suo genere, le notizie sull’autore, lo spirito del testo e la sua bellezza estetica vanno sempre tenute in grande considerazione, così come descritti dai più grandi teorici della traduzione ancor prima della fondazione della nuova disciplina, ma, inoltre e soprattutto, bisogna adottare oggi anche una prospettiva culturale; prospettiva, cioè, che mostri consapevolezza delle differenze di contesto, dei riferimenti, delle tradizioni e, in generale, di tutto ciò che appartiene al contesto culturale in cui vengono creati entrambi i testi. Uno dei primi a porsi il problema culturale, in effetti, era già stato Schleiermacher, che aveva contrapposto le traduzioni “naturalizzanti” a quelle “stranianti”, le prime sono quelle che naturalizzano il testo, cioè lo avvicinano al modo di comprendere del pubblico di destinazione del testo tradotto, mentre le ultime sono quelle che conducono il pubblico di ricezione ad avvicinarsi ad una nuova cultura, quella del testo così come esso è stato scritto dal suo primo autore.

A domani la pubblicazione della terza parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Maria Elena Iezzi
Traduttrice EN-ZH>IT
Penne (PE)