Tradurre la metrica nascosta di J.Cortázar (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

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A questi casi particolari, si affiancano in Salvo el crepúsculo esempi più classici di metrica tradizionale, volti alla ricerca di un nuovo classicismo più autentico. I componimenti a cui si fa riferimento, per la loro struttura, pongono varie problematiche, tra cui la necessità di rispettare, nella traduzione, il numero sillabico e le rime.

Si può prendere in esame, ad esempio, il sonetto La ceremonia, uno dei tre sonetti erotici presenti nella raccolta:

Te desnudé entre llantos y temblores
sobre una cama abierta a lo infinito,
y si no tuve lástima del grito
ni de las súplicas o los rubores,

fui en cambio el alfarero en los albores,
el fuego y el azar. del lento rito,
sentí nacer bajo la arcilla el mito
del retorno a la fuente y a las flores.

En mis brazos tejiste la madeja
rumorosa del tiempo encadenado,
su eternidad de fuego recurrente;

no sé qué viste tú desde tu queja,
yo vi águilas y musgos, fui ese lado
del espejo en que canta la serpiente.

Come si può notare, si tratta di un sonetto tradizionale in endecasillabi, con rima incrociata che segue lo schema ABBA – ABBA nelle quartine e rima ripetuta nelle terzine secondo lo schema CDE-CDE. Al fine di rispettare la struttura nel testo tradotto, sono stati necessari alcuni cambiamenti:

Ti ho spogliata tra lacrime e tremori
sopra ad un letto aperto all’infinito,
e se non ebbi pena del tuo grido
né delle suppliche né dei rossori,

ero invece il vasaio degli albori,
fuoco e casualità del lento rito,
vidi nascere nell’argilla il mito
del ritornare alla sorgente e ai fiori,

Nelle mie braccia hai ordito il tessuto
mormorante del tempo incatenato,
l’eternità di fuoco ricorrente;

dal tuo pianto non so cosa hai veduto,
io ho visto aquile e muschio, ero quel lato
dello specchio da cui canta il serpente.

Le strofe più problematiche sono le due terzine: al fine di mantenere la rima tra nono e dodicesimo verso (in spagnolo madeja : queja) la “matassa” è stata trasformata in “tessuto”, conservando così la metafora tessile, mentre al più comune “hai visto” ho preferito, nel verso 12, il più colto “hai veduto”, in linea con lo stile ‘classico’ della poesia.

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Articolo e traduzioni di:
Arianna Bernini Carri
Traduttrice freelance ING>ITA, SPA>ITA
Torino