Shakespeare è di origine italiana (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Prima parte di questo articolo

Il secolare legame culturale tra Italia e Inghilterra, ed in particolare tra l’Italia e Londra è stato cruciale per accrescere la fama del drammaturgo. Lo dimostra il fatto che molti italiani illustri giunsero a Londra come emigrati politici e religiosi durante l’epoca elisabettiana, e sebbene l’Italia non fosse ancora innamorata di Shakespeare fin ad allora, Shakespeare potrebbe essersi innamorato dell’Italia letteralmente, se, come ha sostenuto lo scrittore e critico Jonathan Bate, “La signora oscura” in alcuni dei sonetti è stata modellata sulla moglie del linguista John Florio, che insegnò alla corte di Elisabetta a parlare l’italiano.

Ancora più determinante è stato il contributo di generazioni di scrittori, intellettuali e dissidenti italiani in cerca di rifugio a Londra e nelle opere di Shakespeare. Giuseppe Mazzini, ad esempio, uno dei maggiori rappresentanti del Risorgimento italiano, il movimento politico fautore dell’Unità d’Italia nella metà del XIX secolo, visse a Londra come esiliato politico. Poco prima di trasferirsi nel Regno Unito, citò Shakespeare in uno dei suoi saggi letterari per definire il suo ideale di poesia democratica del futuro: “la verità che sta sotto il reale“, come “l’anima profetica del vasto mondo che sogna sulle cose a venire” (riferimento al Sonetto n.107). Esattamente come i romantici in Germania, i critici italiani vedevano in Shakespeare uno sviluppo naturale della letteratura e della cultura italiana.

Uno di loro, Francesco de Sanctis, sostenne nel 1869-70 che “le potenti figure di Dante, in piedi sui loro piedistalli, rigide ed epiche, aspettavano l’artista che le prendesse per mano e le gettasse nel tumulto della vita”; quell’artista era Shakespeare.

Il processo di scambio culturale è avvenuto in entrambe le direzioni. In particolare, nel XIX secolo, gli attori italiani in tournée riportarono Shakespeare in Gran Bretagna. Tra i più degni di nota ci furono Tommaso Salvini, Ernesto Rossi ed Eleonora Duse, che perfezionarono stili di recitazione distintivi – questi ultimi sobri e sottili, i primi due potenti, fisici e “vividamente espressivi”, come ha osservato Henry James dopo aver visto Salvini interpretare Otello a Boston nel 1882-83. Come la tradizione operistica di Verdi, questi attori contribuirono all’esportazione di uno Shakespeare italianizzato nell’Europa continentale, nel Nord America e in Inghilterra.

E la storia d’amore con l’Italia continua. Vale la pena menzionare due nobili omaggi contemporanei targati “made in Italy”. Il Cesare deve morire dei fratelli Taviani, premiato con l’Orso d’oro 2012 al festival di Berlino, e la ricostruzione del Globe, il caratteristico teatro a forma circolare (il primo in cui recitò la compagnia di Shakespeare) nei meravigliosi giardini di Villa Borghese a Roma.

Quale migliore tributo dunque, alla memoria del suo ideatore, Sam Wanamaker e alla giovane compagnia italiana impegnata ne il Giulio Cesare, in calendario nella stagione Globe to Globe, se non la splendida citazione in versi de La Tempesta, tradotti magistralmente da Agostino Lombardo per la celeberrima produzione anni ’80,firmata  Giorgio Strehler –

“O meraviglia! Quante magnifiche creature
Ci sono qui, e com’è bella
L’umanità.
O splendido nuovo mondo
Che ha gente simile dentro di sé.”

Chiunque sostenga che la poesia di Shakespeare sia perduta nei meandri della traduzione dovrà ricredersi.

Fonte: Articolo scritto da Sonia Massai e pubblicato il 25 aprile 2012 sul Guardian

Traduzione a cura di:
Cristina Scarcia
Traduttrice
Lecce