Molto più che una questione di parole (5)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Quarta parte di questo articolo

Il linguista Roman Jakobson propone ugualmente che tutto sarebbe traduzione negli atti del linguaggio [20] . Per lui, la comunicazione si divide in tre tipi di traduzione. La prima, la traduzione interlinguistica, è quella che alcuni autori qualificano di traduzione “propriamente detta”, cioè la traduzione di un testo da una lingua verso un’altra nella sua concezione più tradizionale. Da parte sua, il secondo tipo di traduzione, la traduzione intralinguistica, è più comunemente conosciuto nella forma della riformulazione che consiste nel tentativo di ricorrere a delle parole differenti di una stessa lingua per spiegare un concetto o un’idea. Nella vita quotidiana, questa strategia è frequentemente usata tra due livelli di lingua o due dialetti regionali, o tra diversi modi di parlare legati ad un dato periodo temporale [21].

Infine, il terzo tipo di traduzione proposto da Jakobson è la traduzione intersemiotica, ossia il fatto di usare un sistema non verbale per rappresentare dei segni verbali. Le espressioni facciali o gestuali o le onomatopee usate al posto delle parole nella comunicazione, o ancora l’uso di emoticon negli SMS per tradurre un’idea sono altrettanti esempi di questo tipo di traduzione [22]. Di conseguenza, la traduzione equivale, secondo questo teorico, ad una sorta di sinonimia a livello del senso, ed una conversazione sarebbe un atto di traduzione di intersemiotica costante, dove ogni interlocutore  “tradurrebbe” di continuo per se stesso il senso di ciascuno dei gesti che accompagnano le parole che egli sente. Seguendo la logica del linguista russo, affermare che il senso è una traduzione sarebbe dunque possibile.

Una nuova versione del mondo
Tutto sommato, il concetto di traduzione, inteso da alcuni come un fenomeno puramente linguistico, e rivendicato da altri come un atto interpretativo in senso allargato che rende possibile la creazione di una nuova “versione” del mondo, gioca un ruolo fondamentale nelle questioni e nella riappropriazione del senso degli elementi tradotti. Che la traduzione implichi una certa perdita di senso o che comporti al contrario un’aggiunta interessante sul piano semantico, essa da luogo all’esistenza di una versione alternativa e polifonica della realtà. Così, sebbene i teorici sono d’accordo per dire che una traduzione non può essere perfetta e che è per forza incompleta, essa apre la possibilità di coesistenza e di creazione di nuove soggettività ed analisi plurali altrettanto validi quanto le interpretazioni iniziali, poiché, come  lo ricorda Berman, nessun originale esiste in assoluto ma unicamente delle traduzioni [23].

Fonte: Articolo scritto da Gabriel Pannetier Leboeuf e pubblicato sul sito Ficsum

Traduzione a cura di:
Enrico Tosi
Traduttore freelance
Bastia (Francia)

Bibliografia

20 Cité dans Ibid. p. 69.
21 Ibid.
22 Ibid.
23 Berman, op. cit.