Molto più che una questione di parole (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

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La traduzione, per riscrivere il mondo
Se la traduzione è, agli occhi di alcuni, un tradimento, è percepita paradossalmente da altri come una strategia di riscrittura polifonica del mondo, cioè come un processo positivo dove i sensi e le voci si moltiplicano. Perché ogni traduzione (includendo le opere originali) sarebbe essa stessa imperfetta la maggior parte del tempo, la moltiplicazione delle traduzioni diventa possibile e perfino giustificata, come tentativi di approssimazione della realtà. Ogni traduzione, piuttosto che essere un’imitazione, costituirebbe così una versione, una riscrittura o una correzione di un testo, di un pensiero o di un avvenimento, versione che avrebbe dunque un’esistenza propria all’infuori dell’originale [7] .

Rappresenterebbe così una visione alternativa alla visione iniziale, cioè una visione che differisce dalla versione ufficiale, per non dire egemonica [8]. In questo senso, la traduzione permetterebbe di allargare le prospettive di un interlocutore, facendo in modo che  “l’originale [non sia che] una delle numerose versioni possibili [9] ” (nostra traduzione). Per esempio, gli adattamenti cinematografici del romanzo Millenium (e la loro traduzione nel linguaggio cinematografico) rappresentano in qualche modo una seconda versione di queste opere, ma nondimeno esse esistono a tutti gli effetti e hanno conosciuto un successo considerevole. Le traduzioni francesi dei racconti e dei poemi di Edgar Allan Poe da parte di Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé, la cui qualità letteraria è così grande che diversi lettori le hanno giudicate tanto ricche quanto la loro versione originale in inglese, forniscono altri esempi che illustrano bene questa possibilità.

Più ancora, per alcuni teorici della traduzione, l’opera tradotta, piuttosto che essere una versione diminuita, costituirebbe solo una  “rigenerazione” dell’idea iniziale che l’originale stesso tentava di esprimere. Il processo di traduzione potrebbe così dare vita ad una dimensione del testo che non appariva nella versione iniziale e che solo la traduzione permetterebbe di rivelare [10]. Secondo il teorico francese della traduzione Antoine Berman, l’obiettivo di una traduzione non è dunque di riuscire a rappresentare l’idea espressa nella parola originale, ma piuttosto di rappresentare l’idea alla quale la parola originale tentava essa stessa di avvicinarsi senza necessariamente riuscirci totalmente [11].

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Fonte: Articolo scritto da Gabriel Pannetier Leboeuf e pubblicato sul sito Ficsum

Traduzione a cura di:
Enrico Tosi
Traduttore freelance
Bastia (Francia)

Bibliografia

7 Benjamin, W. (1968). Selected Writings: Vol. 1. 1913-1926. Cambridge, Mass. : Harvard College.
8 Levine, op. cit.
9 Baixeras Borrell, op. cit., p. 220.
10 Benjamin (1968), op. cit.
11 Berman, A. (1984). L’épreuve de l’étranger : culture et traduction dans l’Allemagne romantique. Mayenne, France: Gallimard.