La traduzione poetica

 Categoria: Traduzione letteraria

Alla fine del percorso della laurea triennale in Traduttori e Interpreti, ho affrontato come tema della mia tesi la traduzione poetica. Si tratta di un argomento su cui si è dibattutto a lungo data la forte connotazione artistica del genere letterario in questione, e vista l’oggettiva difficoltà nel trasporre in un’altra lingua non solo la metrica o il mero significato dei versi o delle parole, ma anche la musicalità, le immagini, l’ambiente e l’enfasi presenti nella poesia, che ne fanno il genere letterario più prossimo ad espressioni artistiche quali la musica o la pittura. La traduzione poetica può essere quindi considerata come l’attività traduttiva più vicina ad una vera e propria creazione artistica. Può sembrare un’affermazione avventata ma la sua dimostrazione pratica è impersonificata dall’opera dell’autore, anzi del traduttore, che ho trattato e analizzato nella stesura della tesi.

Armand Robin era un traduttore/poeta francese, di origini bretoni, poliglotta, conosceva più di 20 lingue, e aveva fatto della sua attività di traduttore di poesie un’autentica “non vie” come egli stesso la considerava. Egli annullava la sua personalità, il suo essere, per entrare ed impossessarsi della poesia in modo tale da poterla ricreare nella lingua d’arrivo, il francese, attraverso quella che esso definiva come “non traduction”. Questo non voleva dire l’annullamento della traduzione, anzi, si trattava dell’apoteosi dell’atto traduttivo, la sua massima espressione, la forma secondo la quale essa diventa espressione artistica a tutti gli effetti. Con questa idea di traduzione poetica, Robin vuole eliminare la distanza tra la poesia e la sua traduzione, affermando che la poesia “non” viene tradotta, ma esiste e si plasma nelle parole delle varie lingue. Tant’è vero che lo stesso Robin dice “ …il y a le même poème en toutes les langues, tous les pays, tous les temps…”. Alla fusione tra poesia e traduzione corrisponde quella tra poeta e traduttore, e Robin si è “fuso” e addentrato nelle opere e nelle personalità di innumerevoli poeti di svariate nazionalità, tra i quali Giuseppe Ungaretti. “Eux-moi sommes UN” così egli definiva il rapporto tra sé e i poeti che traduceva.

Grazie a questo rapporto a dir poco intimo con l’autore e la sua poesia, il traduttore è diventato poeta, creando e veicolando con parole appartenenti ad un’altra lingua, la medesima forza espressiva della musicalità e dell’armonia dei versi. Perciò non ritengo esagerato parlare di traduzione poetica come vera e propria forma d’arte.

Autore dell’articolo:
Francesco Muraglia
Traduttore EN-FR>IT
Foggia