La traduzione nella narrativa (3)

 Categoria: Traduzione letteraria

Tornando a prendere in considerazione La traducción narrada: el recurso narrativo de la traducción ficticia di cui abbiamo parlato ieri e due giorni fa, è inoltre significativo notare la presenza del Don Quijote in tutte e quattro le categorie proposte dallo studioso tedesco Hans Christian Hagedorn. Non dimentichiamo che il modello a cui ogni scrittore spagnolo si riferisce, è proprio il Don Quijote, che è denso di riflessioni metanarrative e traduttive. La traduzione nel Quijote è immessa a vari livelli e per questo motivo Hagedorn inserisce l’opera di Cervantes in tutte e quattro le categorie di riferimento delineate. La traduzione fittizia, con cui è costruito il romanzo rientra sia come storia e teoria della traduzione al suo interno, ma è messa in bocca anche ai personaggi interpreti e traduttori. Il Quijote «assume una rilevanza che pur oggetto di numerosi studi continua ad offrire spunti per ulteriori indagini» (Piras, 2010: 93). L’espediente narrativo più evidente è quello che Hagedorn chiama traducción ficticia, ovvero la storia viene presentata come una traduzione fatta da un morisco aljamiado (Piras, 2010: 95) di un’opera manoscritta precedente attribuita all’arabo Cide Hamedi Benengeli. Il che implica che l’opera sia nata in un’altra lingua e che, come afferma Piras: «Tutto il testo da cui si immagina di ricavare la materia del romanzo, altro non sia che una traduzione in spagnolo dello scartafaccio, o manoscritto, scritta dal ‘vero’ autore, l’arabo Cide Hamete Benengeli» (Piras, 2010: 95).

Partendo da questa constatazione, cioè che il romanzo sia costruito su una traduzione, il traduttologo Tomás Albadalejo sposta l’ottica interpretativa che è stata data finora dai critici letterari. Si è occupato di analizzare l’opera cervantina a partire dai tre tipi di traduzione individuate dal teorico russo Roman Jakobson: interlinguistica, intralinguistica e intersemiotica, affermando e individuando la presenza di tutte e tre le categorie all’interno del testo. Il morisco aljamiado non è solo nominato come traduttore della storia, ma entra a far parte del ventaglio dei personaggi a tutti gli effetti, e la sua ombra si proietta su tutto il testo, osserva Pina Rosa Piras in Traduzione come ricerca. Storia, teoria e analisi dei testi nella traduzione dallo spagnolo in italiano (2010). Il morisco non si esime dal dare giudizi sull’opera che sta traducendo e sui comportamenti e le scelte dell’autore. Le sue osservazioni lasciano presupporre una conoscenza profonda delle problematiche traduttive che tanto continuano ad affliggere i nostri tempi: «sin quitarles ni añadirles nada» e «prometió traducirlos bien y fielmente y con mucha brevedad» (Don Quijote, I, 9). A volte, però, il traduttore morisco decide di astenersi dal tradurre alcune parti, in altri casi esprime «da ‘interprete’ la sua opinione sul manoscritto che sta traducendo» (Piras, 2010: 96), lamentandosi di aver fra le mani una «historia tan seca y tan limitada como esta de don Quijote» (Don Quijote, II, 44), in altri ancora le riflessioni risultano significative proprio per la consapevolezza critica che dimostra: «Llegando a escribir el traductor desta historia este quinto capítulo, dice que le tiene por apócrifo, porque en él habla Sancho Panza con otro estilo del que se podía prometer de su corto ingenio, y dice cosas tan sutiles, que no tiene por posible que él las supiese; pero que no quiso dejar de traducirlo, por cumplir con lo que a su oficio debía» (Don Quijote, II,5).

Opinioni a proposito della traduzione sono espresse da vari personaggi. Opinioni e giudizi che possono più o meno discutibilmente essere attribuiti all’autore, ma che comunque fanno parte di una base culturale teorica ben presente nella mente di Cervantes: «Cervantes mette in bocca ad alcuni personaggi, e segnatamente al ‘curato’ in I,6 e a Chisciotte stesso in II, dove in entrambi i passi, si propende per la tesi dell’intraducibilità, nel caso della traduzione della poesia in particolare» (Piras, 2010: 93).
Ma quello che più ci interessa ai fini di questo lavoro è capire come la genialità di Cervantes abbia messo in discussione, con questi elementi narrativi, la nozione stessa di verità e oggettività. «Dispositivi che hanno posto in crisi l’autorità dei valori, i fondamenti della verità e persino le possibilità di conoscerla», scrive Pina Rosa Piras in La traduzione come ricerca, evidenziando il carattere labile della conoscenza e della percezione umana su cui Cervantes, da grande innovatore, ci propone di riflettere. Gli interrogativi del Quijote sono gli interrogativi della nostra modernità. Come afferma Hagedorn, la necessità di partire dal Quijote, risponde alla considerazione per cui la traducción narrada è «prácticamente ausente en la literatura clásica y medieval» (Hagedorn, 2006: 37). Il Quijote è considerato l’opera che segna l’inizio di una «tradición literaria en la cual la narrativa en prosa se erige en el medio representativo para reflejar la condición del hombre moderno» (Hagedorn, 2006: 37), ma soprattutto, sottolinea Hagedorn, «no es una casualidad que la primera referencia literaria importante al fenómeno de la traducción coincida con la de la primera novela considerada moderna» (Hagedorn, 2006: 37).

Se, per un verso, c’è stato un incremento dei ‘racconti di traduzione’ nell’ultimo ventennio, messo in evidenza da Lavieri, per altro verso, osservando l’elenco di opere sistematizzate da Hagedorn, notiamo che non si tratta di un fenomeno esclusivo del XX secolo. Ciò che cambia non è tanto la forma in cui viene trattato l’argomento, quanto il significato che gli viene dato all’interno della società moderna. Hagedorn sostiene che la traduzione si pone in relazione, appunto, alle problematiche legate all’uomo nella Edad Moderna, intesa non come XIX e XX secolo, ma come tutta l’epoca che va dal Rinascimento al ventesimo secolo in cui l’uomo occidentale definisce la propria individualità in un mondo secolarizzato in cui «El libre desarrollo personal, el conocimiento y la comunicación, en términos de igualdad, con los demás y con el mundo, se establecen como principales vías de orientación en la existencia del ser humano» (Hagedorn, 2006: 18).

Autore dell’articolo:
Anna De Pari
Laurea magistrale in Letterature e traduzione interculturale
Traduttrice EN-ES>IT
Roma