La traduzione letteraria, lingua e cultura

 Categoria: Traduzione letteraria

Le traduzioni sono come le donne. Quando sono belle non sono fedeli, e quando sono fedeli non sono belle.

Quando ho pensato di scrivere un articolo sulla traduzione letteraria, ha iniziato a riecheggiarmi nella mente questa citazione, con cui Carl Bertrand (Traduttore tedesco.Tradusse La Divina Commedia Cit.: in Dante Alighieri, Divina Commedia, 1887/94) apre la sua traduzione all’opera maestra del signor Alighieri.
Certo, parlare di traduzione non è cosa semplice, non lo è mai stato fin dagli esordi, da quando veniva relegata a umile e sbrigativa pratica di trasposizione di parole da un sistema linguistico a un altro. È pur vero che più se ne parla, più guadagna un po’ del valore che merita. Sono felice che oggi venga riconosciuta come un’arte, un’arte nobile, e amo le parole di Manara Valgimigli (1876-1965. Filosofo, grecista, poeta, scrittore e traduttore italiano ) quando cita: “È come far musica e poesia, è come dipingere un quadro e scolpire una statua, sforzo e anelito di conquistare e possedere la propria realtà.”

Sono sincera: quando ho deciso di intraprendere il cammino della traduttrice non sapevo a che cosa stavo andando incontro. Mi piaceva viaggiare, conoscere culture diverse e mi sentivo portata per le lingue straniere. Poi, pian piano mi si è aperto un mondo. Ricordo che il primo giorno di laboratorio di traduzione letteraria la professoressa ci chiese: “Perché avete scelto questo corso?”. Restammo tutti in silenzio per qualche minuto, ognuno a cercare dentro di sé una risposta plausibile. Era ovvio che rispondere “mi piacciono le lingue straniere” sarebbe risultato banale.
Fu da quel momento che iniziai a capire che cos’è davvero la traduzione e che cosa voleva quella professoressa da me.

Si partì dalla linguistica, con cui Saussure (1857-1913. Linguista svizzero, considerato il fondatore della linguistica moderna) spiega a tutti i linguisti del mondo che le parole non sono suoni vuoti (la nota distinzione tra significato e significante). Ciò che si vuole esprimere infatti, ha senso solo se immerso in un preciso sistema culturale. È la cultura a forgiare una parola, un segno, per dirla come Saussure, a darle significato e tutto il resto. Se pensiamo, com’è ovvio, che ogni Paese ha la propria cultura, iniziamo a intravedere i primi ostacoli che il traduttore letterario si trova a dover affrontare.
Per fare un esempio semplice: perché in Italia la casa sia chiama solo casa mentre in inglese abbiamo house e home? Quale accezione vogliono esprimere gli inglesi quando usano un lemma anziché l’altro? E come traduco dallo spagnolo la curiosidad mató al gato?
Questo spiega il motivo per cui i traduttori automatici (per fortuna!) non hanno avuto successo. È ovvio che se, parlando con un gruppo di italiani, me ne esco con la curiosità uccise il gatto vengo guardata male, forse presa in giro, comunque non capita. È necessario un essere umano, un’intelligenza capace di comprendere le accezioni, le intenzioni di quel che lo spagnolo vuol comunicare, per arrivare al più comprensibile tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.

La seconda e ultima parte dell’articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Alessandra Casale
Dottoressa in Traduzione letteraria e tecnico scientifica
Traduttrice ES-EN>IT
Novara