La traduzione letteraria, lingua e cultura (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

Questi sono solo semplici esempi. Pensiamo invece a quando non si tratta di singole parole o di frasi isolate ma di grandi testi o discorsi interamente immersi in una data cultura, che parrebbero una serie di costrutti privi di senso senza l’intervento di un mediatore linguistico. Ecco il nostro traduttore letterario, pronto a svolgere il lavoro di mediazione non solo linguistica ma anche e soprattutto culturale; quel ricercatore curioso che non smette mai di domandarsi quale effetto l’autore intendeva creare sul proprio pubblico e di quali strumenti si è servito per raggiungere il suo scopo, per poi tentare di riprodurre lo stesso effetto sul pubblico d’arrivo.
Ecco cosa intendeva Bertrand quando parlava di traduzione bella e infedele. Parlava della capacità di ricorrere a processi di adattamento, trasportando il senso tra le lingue e cercando il più possibile di mantenere intatto lo stile. Per rispettare tutte queste esigenze gli è necessario, in alcuni momenti, operare delle scelte di forma e contenuto, in caso contrario la sua traduzione parrà puramente letterale e verrà classificata come un lavoro malfatto.

C’è un altro punto che mi ha colpita molto: il traduttore non mira alla gloria. È lì, in quelle pagine che lui stesso ha scritto in una lingua nuova, è grazie a lui che gli inglesi leggono la Divina Commedia e gli italiani l’Amleto, è per lui che testi come la Bibbia hanno fatto il giro il mondo. Ma lui resta lì, si nasconde tra le righe per osservare i suoi lettori, e sorride se, alla fine, sente commentare: “Come scrive bene questo autore!”. Dunque il merito all’autore, sempre, non al traduttore, ed è questo il primo segnale del suo successo. La sua presenza non deve essere percepibile perché sarebbe una stonatura, parrebbe voler forzare la mano per dire quelle cose nello stesso modo e con le stesse parole, senza ricorrere ad alcun adattamento.
“Siate trasparenti”. La nostra professoressa lo diceva sempre.
Apro una pagina internet e mi cade l’occhio su un titolo: “Prezzi alle stelle”. Basta uno sguardo un po’ più attento per rendersi conto che quanto sopra scritto, la stretta correlazione tra lingua e cultura, sia un fenomeno che ci riguarda più di quel che pensiamo, soprattutto nella società odierna in cui lo scambio di informazioni tra i Paesi è sempre più rapido e frequente. Mi basta un click di mouse per scoprire che in inglese e in spagnolo non ci sono più né starsestrellas e leggo prima “Prices go through the roof”, poi “Los precios se disparan”. Un giochetto divertente, un esempio come tanti altri, e come questo se ne potrebbero fare all’infinito.

All’università una mia compagna di corso lesse da una rivista queste parole: “Senza traduttori vivremmo in Paesi confinanti nel silenzio”. Non so a chi appartenga questa citazione, ma l’ho portata sempre con me, per tutti questi anni. Mi torna in mente ogni volta che mi capita tra le mani un testo da tradurre, e ogni volta mi fa sorridere, mi ricorda qual è il ruolo e la responsabilità che questo lavoro comporta.
La traduzione è ricerca, curiosità, responsabilità, e non basta conoscere le lingue per essere dei buoni traduttori.
Personalmente, sono sempre più convinta che per chi ami leggere e scrivere la traduzione sia la più nobile tra le arti.

Autore dell’articolo:
Alessandra Casale
Dottoressa in Traduzione letteraria e tecnico scientifica
Traduttrice ES-EN>IT
Novara