L’alliterazione è una figura retorica che si ottiene dalla ripetizione di una consonante in più parole che compongono la frase o il verso di una poesia.
Solo chi ha esperienza con la scrittura sa che la maggior parte delle alliterazioni nasce spontaneamente. Scatta qualcosa nella mente creativa dello scrittore che permette di legare le parole in modo foneticamente armonioso.
La poesia utilizza l’alliterazione più che altri generi letterari. È strettamente imparentata con la rima, e con essa collabora affinché il lettore si ricordi più facilmente i versi. La sua funzione è però più ampia e più profonda. Regala alla poesia una melodia interna difficilmente ottenibile percorrendo altre strade.
Il traduttore di poesie incontra moltissime difficoltà nel suo cammino. Una di queste ad esempio è costituita dai giochi di parole. Tuttavia, con un po’ di abilità e tanta pazienza l’ostacolo può essere superato.
L’alliterazione è qualcosa di più di un semplice ostacolo. Per le sue stesse caratteristiche, è uno dei candidati più quotati per la vittoria finale del premio “bestia nera del traduttore di poesia”.
Chi riesce a tradurre un’alliterazione in un’altra lingua mantenendo la stessa forza dell’originale può davvero considerarsi un traduttore coi fiocchi.
Sono poche le volte in cui ci imbattiamo in traduzioni davvero riuscite come nell’esempio seguente.
Il primo verso di una poesia molto conosciuta di Dylan Thomas recita: “The force that through the green fuse drives the flower…”. In esso troviamo tre parole (force, fuse e flower) che, pur collocate a breve distanza l’una dall’altra, producono un’alliterazione dolce, che non disturba, che quasi non si nota. Per pura coincidenza, in italiano abbiamo due parole perfette per tradurre force e flower, che sono “forza” e “fiore”. Si potrebbe pensare di aver già ottenuto l’effetto desiderato ma manca precisamente la parola centrale che permette all’alliterazione di mantenersi in vita con tutta la sua forza.
Alcuni colleghi hanno tradotto la parola fuse con “stelo”, altri (a nostro giudizio meno correttamente) con “miccia”. A questo punto il dilemma è se accontentarsi di una traduzione sicuramente buona ma che comunque non rende appieno l’effetto dell’alliterazione oppure cercare un’alternativa meno corretta da un punto di vista terminologico ma che renda bene tale effetto.
A nostro avviso un buon compromesso è rappresentato dalla parola “fusto”, che, sebbene sia più indicata per piante di una certa grandezza, non stona troppo a livello di significato e rende benissimo l’alliterazione. In questo modo, con l’aiuto della fortuna, otteniamo: “La forza che attraverso il verde fusto sospinge il fiore…”.