La Créolie

 Categoria: Traduzione letteraria

Douce comme l’amour, acide comme la jalousie,
Tu distilles sur nos papilles saisies
Des saveurs tendres, des spasmes chlorhydriques.
Goût d’enfance sous les tropiques.

Negli anni della mia formazione linguistica, spinta dalla mia sensibilità e curiosità verso la lingua francese parlata lontano dalla “Métropole”, verso la storia di questi luoghi ed i loro controversi rapporti con la madrepatria, mi ritrovavo spesso a sfogliare pagine e pagine, reali e virtuali, sull’argomento.

Durante la mia permanenza a Lione ebbi poi il privilegio di incontrare molti amici originari di queste terre.  Ascoltavo spesso i loro racconti: storie personali, tradizioni familiari, paesaggi esotici, canti popolari. Una cultura magica, la loro, ricca di valori e intrisa di una straordinaria forza immaginativa. Con curiosità decisi, su consiglio dei miei nuovi amici, di immergermi nella lettura di diversi testi della tradizione folclorica reuinionese:  poesie della tradizione creola, filastrocche, ninne nanne, espressioni umane e spontanee tra il nostalgico, il folcloristico e il divertente.

Anni dopo, divenuta già una professionista e alle prese con la traduzione di un complesso progetto editoriale sulle identità culturali francofone, fui incoraggiata a documentarmi approfonditamente sul tema in oggetto e mi ritrovai così a leggere alcuni componimenti del libro di Claude Moy de Lacroix-Mignard, dal titolo“Chansons douces et chansons tristes. Chansons nostalgiques de l’ile de la Réunion”: un’incantevole raccolta poetica dove i toni lirici si amalgamano sapientemente con i temi folclorici dello spirito creolo.

Mi diedi come missione quella di arrivare a conoscere l’autrice.

Dopo un iniziale contatto conoscitivo via email con Claude, neurologa di professione e scrittrice per passione, vennero a crearsi dapprima una leale collaborazione e poi una simpatica amicizia. Due strumenti assolutamente indispensabili per comprendere i contenuti emotivi di quelle “canzoni” così intime, che narrano le miserie e le gioie dell’isola. Durante la lettura riflettevo su quanto sarebbe stato affascinante poter tradurre l’opera di Claude immaginando, al contempo, le difficoltà che avrei potuto incontrare nel “tradurre senza tradire” la bellissima autenticità dei suoi componimenti.

Nei versi di Claude, vere e proprie istantanee dei fantastici paesaggi naturali scaldati dal sole dei tropici e della gente che abita queste terre, ho rivissuto tutta la mia esperienza di studentessa a Lione appassionata di francofonia, di curiosa linguista che nella magia del folclore creolo ha ritrovato un certo “goût d’enfance”.

Tanti colorati animali esotici la fanno da padrone: “lesMacabis”, ”lesRouges” e “lesBonites” sono pesci protagonisti di divertenti poesie ispirate alla fauna acquatica; il tipico “Merle de Maurice” fa la sua apparizione mentre si ciba di frutti sugli alberi. E poi ancora le piante, i fiori e gli alberi con le foglie “pointillées” fanno del libro un vero e proprio quadro impressionista. Altre poesie, invece, hanno un tono più serio e a tratti drammatico: raccontano della povertà della gente, di ragazzini che per sopravvivere vendono frutta agli angoli delle strade e della loro dipendenza dall’alcool.
Un intero componimento, infine, tratta l’argomento della schiavitù, raccontando una pagina molto triste della storia dell’isola.

Ritmo e musicalità sono il filo conduttore che attraversa l’opera di Claude, dove i testi sono redatti ora in francese, ora in creolo reunionese, ora mescolando le due lingue, in un tripudio di figure retoriche, rime, toponimi e lessico idiosincratico.

Grazie, Claude. Perché il tuo percorso intimo e personale è stato per me fonte di ispirazione e spunto importante di riflessione sul mio vissuto e sulla mia esperienza di lettrice e traduttrice.

Articolo scritto da:
Manuela Romeo
Interprete e traduttrice
Bologna