Il quotidiano del traduttore letterario (2)

 Categoria: Traduzione letteraria

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Versione leggermente abbreviata dell’ esposizione di Hinrich Schmidt-Henkel
Hinrich Schmidt Henkel traduce dal 1987 letteratura dal Francese, Italiano e Norvegese, essenzialmente letteratura di intrattenimento e pezzi per il teatro. In precedenza ha studiato Germanistica e Romanistica ai fini dell’insegnamento, il che tuttavia non costituisce alcuna premessa per tradurre letteratura, così come del resto l’avere intrapreso un percorso di studi quale interprete-traduttore. Tra i colleghi ci sono provenienze e background  formativi  piuttosto diversificati, ma gli studi filologici sono comuni. Tutti noi abbiamo a che fare con letteratura tradotta sia nelle professioni accademiche che nei  media e nell’editoria e tutti, in qualità di lettori, abbiamo a che fare con la traduzione letteraria.

Il  traduttore letterario – un autore mancato
Hinrich Schmidt-Henkel mette fine alla falsa convinzione che il traduttore letterario sia un autore mancato, come spesso editori e lettori erroneamente pensano. Si tratta di due professioni sostanzialmente differenti. Secondo Schmidt-Henkel bisognerebbe scrivere solo nel caso in cui si abbia qualcosa da dire. Il traduttore letterario potrebbe scrivere, qualora lo volesse, avendo a disposizione una lingua per farlo. Ma anche se lo facesse, disporrebbe comunque di una sola lingua. Gli mancherebbe dunque quello che nel tradurre dà accessibilità allo spazio che per il traduttore letterario risulta così affascinante ed esistenzialmente necessario: il contatto tra due lingue e lo spazio tra le stesse.

Tradurre letteratura significa: amore per la stessa e amore per le lingue, percepire un’opera letteraria in una lingua straniera che si ama e si conosce al meglio, e decostruire l’opera in un’altra lingua, muoversi in uno spazio intermedio non descrivibile fino a ricostruirla nella propria amata lingua madre, di cui occorre innanzitutto essere padroni. Per la traduzione letteraria esistono moltissime immagini comparative e metafore; sarebbe come “ballare coi piedi incatenati” o ”scolpire un liquido”. A tutte è comune un chiaro paradosso.

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Fonte: Articolo pubblicato il 17 febbraio 2010 sul sito Linguapolis

Traduzione a cura di:
Paola Boano
Traduttrice freelance DE-> IT   IT-> DE
Diplomata al “Goethe Institut” di Torino
Ivrea (TO)