A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan(6)

 Categoria: Traduzione letteraria

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MB: Questa osservazione a proposito del vincolo linguistico mi porta alla domanda successiva, che riguarda la natura esatta del vincolo usato da Garréta. In francese i generi sono grammaticali, in inglese, semantici. Potresti essere più specifica per i nostri lettori, che potrebbero non avere familiarità con le regole e le sfumature del francese? Cosa ha implicato questo in termini delle decisioni difficili che hai dovuto prendere nel tradurre? Nella tua nota, hai menzionato quella di mantenere il sovvertimento operato da Garréta nella maniera in cui è trattato il genere nella lingua francese, e nei rapporti umani, specificatamente nei termini in cui i verbi vengono generati in francese.

ER: Potrei cominciare con lo spiegare che il modo in cui il genere è rivelato in francese doveva essere evitato nel testo, per esempio aggettivi o verbi che avrebbero svelato il genere dell’uno o l’altro dei protagonisti. In francese, se si usa il passé composé, alcuni verbi andranno accordati col soggetto al maschile o al femminile – come il verbo essere, che è un verbo di base; “andare”, o “essere”, o, almeno, in tutti i casi in cui questi dovessero essere accordati.

Dunque, nello scrivere il romanzo, Garréta doveva evitare certi verbi. Inoltre, tutti gli aggettivi si accordano col soggetto, quindi Garréta non poteva in alcun caso scrivere “A*** era…” Non poteva scrivere “A*** è nero/a, per esempio, perché scriverlo in maniera diretta fornisce, in francese, l’indicazione precisa del genere.

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Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma