A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan(5)

 Categoria: Traduzione letteraria

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MB: Avrei una domanda accessoria a questo riguardo, parlando del passé simple. Il narratore di  Sfinge è raffigurato come appartenente all’élite intellettuale, forse anche aristocratica. Nella tua nota del traduttore scrivi: ”Ho infranto il codice di Garréta e ne ho creato un altro, perché scrivere usando una limitazione linguistica non significa essere limitati da ciò che si scrive.” Il passé simple francese è intrinseco all’identità del narratore. Come hai ricodificato il testo in modo da renderne il  colore in inglese?

Ti faccio un esempio. Uno dei miei esempi preferiti del monologo interiore del narratore è quello in cui lui o lei fa visita alla famiglia di A*** a New York, e viene a contatto per la prima volta con la cultura e l’ospitalità afro-americane. Dopo aver assaggiato le patate dolci, il narratore dice, “C’è nulla di più vertiginoso delle reminiscenze gustative?”

ER: Quello è un po’ un omaggio a Proust. Lo stile di questo romanzo ha spesso un registro molto formale. In inglese, non abbiamo il passé simple, che è, ovviamente, esattamente il tempo letterario in francese. Quindi, il solo modo per renderlo in inglese è chiarire quale registro il  personaggio stia usando. Che questo personaggio sia un vero intellettuale, e che abbia evidentemente un’opinione molto alta della sua intelligenza, quindi ho dovuto tradurre nel registro più alto possibile, facendo in modo che il testo che ne sarebbe risultato non si distaccasse troppo dall’originale.

Inoltre, ho dovuto usare frasi o riferimenti che si presume userebbe qualcuno che si considerasse un o una intellettuale. Ad un certo punto della mia traduzione, ho inserito un riferimento a Shakespeare perché si parlava del “il mondo è un palcoscenico”, o qualcosa di simile. Ma quella ero io che cercavo di inserire qualche piccolo riferimento letterario per il lettore anglofono, perché ci sono così tanti riferimenti al francese che sono specificatamente riferimenti letterari francesi, e che ho tradotto fedelmente in inglese. Sono ancora lì nella traduzione inglese, ma il lettore inglese potrebbe non coglierli bene quanto lo farebbe quello francese. Ci sono riferimenti a Flaubert e a tutta una serie di autori francesi. Ci sono riferimenti che io stessa non ho afferrato immediatamente, ed io ho studiato letteratura francese.

Quindi volevo che ci fossero dei piccoli riferimenti del genere in inglese, perché si capisse che il narratore è un vero intellettuale, e che è pretenzioso. Ho usato un registro molto formale dove ho potuto, e penso quella sia stata la mia maggior difficoltà, scrivere in quel particolare registro, perché non è il modo in cui scrivo abitualmente. Né leggo molti libri che siano scritti in quello stile, perciò la sfida per me è stato capire come far funzionare il testo senza farlo sembrare forzato o grossolano. Una delle mie strategie è stata leggere dei libri scritti in uno stile formale, come  Alan Hollinghurst, ma che non suonassero, ovviamente, forzati. Questo è stato il mio più grande problema.

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Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma