A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan(4)

 Categoria: Traduzione letteraria

< Terza parte di questo articolo

MB: In quale modo Sfinge è esemplare della tradizione dell’Oulipo? Tornando all’introduzione di Daniel Levin Becker, lui dice:

“La prima volta che ho letto Sfinge, il romanzo d’esordio di Anne Garréta, sapevo che era Oulipiano, ma non sapevo in quale modo lo fosse…Aldilà del vincolo linguistico, quella particolare miscela di sforzo richiesto al lettore ed inversione figura/sfondo, è tra i migliori risultati che un romanzo Oulipiano possa ottenere, e, in quel senso, Sfinge è sapientemente Oulipiano.

Dove si situa il romanzo, in quanto Oulipiano, in termini della storia letteraria del gruppo, in particolare se si considera che è stato pubblicato quattordici anni prima che Garréta ne diventasse ufficialmente membro?

ER: La prima volta che ho incontrato Garréta, lei esitava ad attribuire al romanzo questo termine – ad etichettarlo come “Oulipiano”. In realtà l’ho incontrata per la prima volta in compagnia di Will Evans ( fondatore della Deep Vellum Publishing), e lui parlava di come avrebbe pubblicizzato il libro, del perché ne fosse entusiasta, e del fatto che fosse il primo libro scritto da un membro femminile dell’Oulipo ad essere tradotto. Garréta era più cauta nell’enfatizzare questo aspetto della cosa. Ciò che lei diceva era: ”Questo libro è radicale, lesbico, femminista e queer prima ancora di essere Oulipiano.” Dunque è un po’ strano che tutta l’attenzione vada all’aspetto Oulipiano, specialmente perché lei non era ancora entrata a far parte del gruppo quando l’ha scritto.

Certo, Sfinge fa sicuramente parte di quel filone. C’è un vincolo linguistico evidente. Si tratta di letteratura alta, molto seria, di un registro molto ricercato,  ma è, allo stesso tempo, scherzoso il modo che ha l’autrice di giocare con la lingua e piegarla  per sollevare quella particolare questione. Io penso sia stata sicuramente influenzata dall’Oulipo. Garréta leggeva la letteratura dell’Oulipo nei suoi anni formativi, quindi ritengo naturale che questa tradizione abbia avuto un’ascendenza su di lei.

Ma, in rapporto alla storia di altri testi dell’Oulipo, ciò che distingue veramente Sfinge da altri lavori  prodotti dal gruppo, è il suo vincolo linguistico. Molti dei lavori dell’Oulipo partono da un vincolo specifico e diventano esplorazione di un esercizio linguistico, al puro scopo di capire dove questo porti, cosa possa venire fuori da questo vincolo, al contrario di Sfinge, il cui fine in questo senso era chiaro dal principio.  E, di conseguenza, mi chiedevo come renderlo, “Come posso restituire questa problematica nella mia traduzione?”, ed evidenziarlo  aldilà del vincolo. Così il romanzo è molto più politico, direi, che altri lavori dell’Oulipo, e credo che l’aspetto politico sia molto più importante per Garréta che quello linguistico o quello del vincolo Oulipiano.

Il vincolo linguistico in questo romanzo è più fortuito, un modo di ribattere che il genere non è necessariamente un fattore importante della nostra identità, o della nostra vita, o delle nostre relazioni. Sarebbe certamente ingiusto dire che non ci siano altri lavori dell’Oulipo che usino il vincolo linguistico in modo politico per trasmettere qualcosa dal significato più profondo. Ma non credo che nessuno degli altri lavori Oulipiani vada altrettanto a fondo di questo testo in tal senso.

Quinta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma