A*** ed Io: conversazione con E.Ramadan

 Categoria: Traduzione letteraria

L’articolo che segue è un’intervista fatta da Megan Bradshaw a Emma Ramadan sul percorso e sulle difficoltà incontrate da quest’ultima nella traduzione dal francese all’inglese del romanzo “Sphinx” (Sfinge) di Anne Garréta.
L’intervista vera e propria verrà pubblicata a partire da domani, l’articolo di oggi è una breve introduzione corredata dai commenti di alcuni critici sul lavoro svolto da Emma Ramadan (n.d.r.).

“…in inglese, non dovrebbe poi essere tanto complicato scrivere alla prima persona un romanzo che non dia indicazioni sull’identità di genere, ma è veramente laborioso tradurne uno dal francese.”

“Se per Garréta lo scrivere Sfinge è stato come camminare su una corda tesa, per Emma Ramadan, il doverlo trasporre in una lingua che abbia almeno una sostanziale differenza con il francese, si potrebbe paragonare,  mi pare di capire, alla prodezza di un funambolo che ne dovesse imitare un primo, su una corda quasi perpendicolare,  facendo la verticale.”- Daniel Levin Becker

Se i DJ sono “le nuove rockstar” (Forbes, 2012), e se Emma Ramadan è nel giusto – nella lingua inglese non esisteva, fino ad oggi (2015), una storia d’amore priva di colorazione  di genere – cosa facciamo della nostra percezione, in quanto pubblico letterario, che vogliamo contemporanea ed addirittura rivoluzionaria, una volta scoperto che la pubblicazione del primo romanzo di Anne Garréta risale a trent’anni fa?

Sfinge (1986) è una storia d’amore contemporaneamente stravolta ed elevata dal suo stesso linguaggio.

In principio guidato da un Gesuita nelle vesti del Virgilio di Dante, l’io narrante di questo romanzo, senza nome e senza sesso, si cala dall’aristocratico mondo della classe colta a quello del crepuscolare sottobosco parigino, per trasformarsi, varcata la soglia della discoteca Apocryphe, in DJ Supremo, nonché in adoratore del(la) splendido(a), ed altrettanto androgino A*** (nella cui figura tragica potremmo vedere la nostra Beatrice). L’Apocryphe  è l’incubatoio abissale della loro folie à deux . Dire che Sfinge “precorre i tempi” sembrerebbe banale, ma ciò che suona banale è spesso anche vero. (Nel 2002 Garréta ha vinto il prestigioso Premio Médicis, conferito ogni anno ad un autore “la cui fama non è ancora all’altezza del suo talento.”)

Il metodo e lo stile di Garréta le permettono di saccheggiare generosamente e spesso giocosamente, la lingua francese, e di affermare con chiarezza che la società, per natura autonormativa, prova oggi il fortissimo bisogno di vedersi aldilà della distinzione binaria di genere. La traduzione di Ramadan ci ha, inoltre, dato il primo lavoro integrale di un membro femminile dell’Oulipo. Il gruppo letterario sperimentale francese è rinomato per le sue “esclusioni” – romanzi interamente privi della lettera “e”, lunghi testi in cui viene impiegata una sola vocale, poesia scritta per essere frammentata e rimescolata. Va ricordato, in ogni caso, che la pubblicazione di Sfinge precede l’invito ad unirsi all’Oulipo di oltre una decade. Ora, cosa significa leggere la prima traduzione in inglese di questo romanzo, che sfida tutte le nostre convinzioni riguardo l’identità, l’amore, il desiderio, la relazione amorosa, con un’intensità quasi sacramentale?

Possiamo, se non altro, fare affidamento sul semplice consiglio della traduttrice, che (dopo Garréta) per prima ha reso possibile la lettura di questo romanzo:”se le nostre nozioni a priori riguardo tutti questi concetti sono messe in discussione da questo testo, cosa ci dice questo delle nostre nozioni a priori? Leggere Sfinge è, in sé, un modo di porci queste domande, di interrogarci sul  nostro modo di pensare.”  Che sia malgrado o grazie alla sua ricercatezza, Sfinge è lì a ricordarci che siamo noi quelli ancora deplorevolmente indietro sui tempi.

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Fonte: Articolo di Megan Bradshaw pubblicato il 15/2/2016 sul sito Asymptote

Traduzione a cura di:
Carmela Palombi
Traduttrice freelance (EN>IT – FR>IT)
Genzano di Roma