Per tentare di riscattare quel mondo oscuro e ignoto che è per molti la traduzione, mi piace cominciare riportando le parole di colei che viene unanimemente considerata una delle migliori traduttrici italiane, Susanna Basso, vincitrice del premio Mondello 2006. Quando Ilide Carmignani nel suo saggio Gli autori invisibili le chiede se ha mai pensato a scrivere qualcosa di suo, la Basso risponde:
“Il mio lavoro è prendere la parola da altri, ma non prendere mai la parola. Credo che la traduzione sia un po’ come pregare, per la devozione che richiede. Scrivere invece è un po’ cantare.”
Eccoli quindi i due temi che saranno stasera alla base del nostro incontro: la scrittura da un lato e la traduzione dall’altro, la Cenerentola del “mondo dell’espressione” contrapposta alla sorellastra.
Cosa intendeva dire la nota traduttrice paragonando la traduzione al pregare e la scrittura al cantare? Cos’hanno in comune, in cosa si differenziano, quale delle due è la più faticosa, quale la più appagante?
Si sente sempre parlare di “urgenza della scrittura”. Lo scrittore è colui o colei che scrive perché ha qualcosa da dire, perché ha personaggi che gli girano nella testa, ha delle storie da raccontare. Il testo letterario prende l’avvio da un moto dell’immaginazione che genera una reazione, a quanto si dice, non facile da descrivere e che dà origine all’ispirazione.
L’ispirazione dà l’avvio alla storia e sarà la scintilla da cui lo scrittore con le sue innate capacità, siano esse pazienza, costanza o ostinazione, produrrà un testo che potrà o meno essere un capolavoro, comunque un testo frutto della sua fantasia ma al contempo una lunga e interminabile sequenza di parole e frasi che trasmetteranno emozioni e empatia. Il suo “canto” prenderà vita e cercherà di trovare la strada dell’immortalità.
Il traduttore, al contrario, non ha un’urgenza, ma uno scopo. Il suo compito è trasferire l’urgenza dello scrittore nelle parole e nel ritmo della sua traduzione, il tutto con meticolosità e attenzione. Non aspira a nessuna immortalità essendo consapevole che la sua traduzione sarà sottoposta a continue revisioni nel corso degli anni. Non può essere irruento ma misurato e accurato, deve comprendere il linguaggio dell’autore, il suo ritmo, i silenzi e i moti segreti.
Deve studiare ed analizzare non se stesso, come fa lo scrittore, ma colui che sta traducendo.
Il traduttore si ritroverà a “pregare”, ad analizzare il testo chiuso ed isolato da tutti, in piena “devozione”.
Proviamo a immaginare un traduttore, una persona sola, con davanti un testo composto da migliaia di parole. Immaginate la responsabilità che ha nel mettersi davanti a questo testo e a cominciare a decifrare, decodificare ogni singola parola, rendere ogni pausa, ogni virgola, ogni consecutiva. Deve trasmettere le stesse emozioni e sensazioni che l’autore ha provato a lasciare in quelle parole. Deve infondere alle parole la stessa musicalità e ritmo, trovare la stessa linearità o tortuosità. Deve scegliere la parola giusta, proprio quella e non un suo sinonimo perché quella si presta meglio nel complesso della frase e dell’unità del periodo.
Abbiamo però detto che questa persona è sola. Sola nell’interpretazione. Come fa a non sbagliare? Come possiamo essere sicuri che la sua sia un’interpretazione fedele di quello che lo scrittore voleva trasmettere? Come possiamo essere certi che la sua traduzione non sia una interpretazione che tradisce il testo originale?
Come sostiene Massimiliano Morini nel suo saggio La traduzione, in questa fase di chiusura, di solitudine, può accadere che il traduttore sia “portato…a semplificare e normalizzare il testo d’arrivo laddove il testo di partenza era…più complesso e anomalo”.
Ecco il grande rischio in cui può incorrere il traduttore nella sua solitaria e devota preghiera, la semplificazione, tentare di snellire il testo per renderlo più fruibile al lettore. Non è compito del traduttore aiutare il lettore nella comprensione, bisogna che il testo conservi le sue ambiguità e i suoi punti bui laddove sono presenti. Compito del traduttore è guidare il lettore alla scoperta di un testo che nell’originale non comprenderebbe, interpretarlo, coglierne le sfumature lessicali e culturali per poi far approdare il tutto nella lingua e nella cultura d’arrivo.
La seconda parte di questo interessante articolo verrà pubblicata domani.
Autore dell’articolo:
Ester Formichella
Traduttrice EN-ES>IT
Benevento