Tradurre: la ricerca della Parola Perfetta

 Categoria: Traduttori freelance

Noi traduttori siamo sempre alla ricerca del termine con l’accezione migliore, la sfumatura più adatta a rendere ciò che l’originale intende comunicare. Dopo aver consultato vari dizionari mono e bilingui e aver setacciato il web in lungo e in largo, ci ritroviamo spesso a fissare il cursore lampeggiante sul monitor in attesa dell’ispirazione. Quante volte cogliamo istintivamente il senso che l’autore vuole trasmettere e ci sembra che le parole aleggino in qualche modo nell’aria sopra di noi. Basterebbe allungare la mano per afferrare il lemma più consono ma rimaniamo sempre insoddisfatti, un po’ come avere il termine agognato sulla punta della lingua (o delle dita nel nostro caso) senza riuscire a catturarlo. Inizia quindi la fase della negoziazione, durante la quale siamo chiamati a decidere a quale livello del significato vogliamo porre attenzione. Operiamo le nostre scelte ponendoci l’obiettivo di rimanere invisibili senza impoverire o arricchire il testo, senza cedere alla tentazione di volerlo migliorare. E’ necessario fare quanto possiamo per esprimere ciò che esso dice rimanendovi fedeli. Le versioni italiane sono generalmente più lunghe delle rispettive fonti inglesi, ma è essenziale saper dosare le parole, pena il rischio di far diventare noiosa una scena avvincente o di ridurre l’efficacia di un articolo di marketing.

Dobbiamo cercare di far sentire anche il ritmo di quanto stiamo traducendo e nell’ambito di quella che si potrebbe definire la musicalità del testo è quindi importante non dimenticare il fattore quantità: il numero di vocaboli utilizzati non è da sottovalutare. La scelta accurata dei termini è quanto mai importante se non addirittura fondamentale e va fatta con grande senso di responsabilità e di rispetto verso il brano originale, l’autore e il lettore finale che deve poter cogliere l’esatto messaggio a lui destinato. Non possiamo quindi lasciare in sospeso nulla che non ci sia chiaro, dobbiamo decidere il senso di ogni parola il che ci porta così a dover rinunciare a qualcosa, salvando nel contempo quelle proprietà del termine che reputiamo rilevanti per il contesto. La difficoltà potrebbe anche derivare dalla scarsa chiarezza o dall’assenza di riferimenti precisi nel brano fonte. Non si tratta più solo allora di trovare il vocabolo con il valore semantico più adatto ma anche di formulare ipotesi, individuare la più plausibile e solo dopo procedere.

Una traduzione non si limita a essere un passaggio tra due lingue ma anche tra due mondi spesso diversi tra loro, il che obbliga a non dover tenere conto solo delle semplici regole linguistiche ma anche degli elementi culturali propri dell’universo di partenza e di quello di arrivo. Non basta quindi trovare dei termini equivalenti, ma occorre individuare quelli con la giusta connotazione. Potrebbe sembrare che per tradurre basti conoscere la lingua straniera il che tuttavia espone al rischio di lavori superficiali. Servono invece preparazione, passione e dedizione, essere curiosi e lettori infaticabili è quasi un obbligo o la parola perfetta sarà sempre un passo avanti a noi. La intuiremo ma rimarrà nell’Olimpo degli irraggiungibili.

Autore dell’articolo:
Daniela Origgi
Traduttrice EN>IT
Parabiago (Milano)