Ogni bilingue è un traduttore?

 Categoria: Traduttori freelance

In tutto il mondo, la traduzione è diventata un’attività universale. Il bilinguismo come concetto rientra nel campo della psicolinguistica, ma gli studiosi hanno differenti opinioni sul suo ruolo nella traduzione. Che cos’è l’attività traduttiva? Cos’è il bilinguismo? C’è una relazione particolare tra questi due concetti? Quali sono le funzioni specifiche del bilinguismo nella teoria della traduzione? Questo articolo cercherà di dare risposta a queste domande, considerando anche la relazione tra abilità innata per la traduzione e bilinguismo. Verranno esaminati termini come traduzione naturale, bilinguismo sociale e professionale, traduzione innata. Il traduttore ha bisogno di un allenamento particolare? Che ruolo svolge la conoscenza della metalinguistica nella traduzione di un bilingue? Tutto questo formerà il nucleo della nostra discussione.

Introduzione
Nel mondo vengono parlate un diverso numero di lingue; ogni persona parla almeno una lingua, che impara durante l’infanzia e che usa quotidianamente nel parlato e nello scritto. Comunque, molte persone scelgono di imparare altre lingue, o sono costrette a farlo. Ci sono molti benefici nell’essere bilingue, si perfezionano le abilità linguistiche e metalinguistiche, migliora l’elasticità cognitiva, come nel pensiero divergente e nella formulazione di concetti, l’abilità verbale e il ragionamento.

Il bilinguismo è necessario, ma non sufficiente per avere la giusta abilità ed efficienza nella traduzione. Molte persone hanno la capacità di imparare una seconda lingua: può essere la lingua di un altro paese, oppure un’altra lingua parlata nel proprio paese. Oggi aumentano nel mondo le scuole e gli istituti che offrono corsi di lingua straniera, e molte università li hanno inclusi nei loro programmi di studi. Quando si impara un’altra lingua, bisogna comprenderne le basi grammaticali e impararne il vocabolario. Essere bilingue offre una maggiore sensibilità verso il linguaggio, maggior flessibilità nel ragionamento e un orecchio migliore all’ascolto. Migliora anche la comprensione della propria lingua madre e apre le porte verso altre culture. Oltretutto, la conoscenza di altre lingue aumenta le opportunità di lavoro e di carriera.

Il termine “bilinguismo” deriva da “Bi” e “Lingua”, cioè “due lingue”. Il “Concise Oxford Dictionary” definisce bilingue chi sa scrivere o parlare due lingue; la completa padronanza di due lingue si definisce “bilinguismo”. Normalmente, le persone apprendono all’inizio una sola lingua, detta “lingua madre”. Le altre lingue vengono apprese fino a certi gradi di competenza in varie circostanze. Questi parlanti crescono come bilingue, ma l’apprendimento di una seconda lingua o altre lingue è un’attività sovrapposta, in una certa misura, alla padronanza della propria lingua madre ed è un processo diverso intellettualmente. Il bilinguismo è un’attività volontaria quando intrapresa dopo l’adolescenza, cioè quando si sono già apprese, in tutto o in parte, le strutture e il vocabolario della propria lingua madre. È solo venendo in contatto con un’altra lingua che ci si rende conto della complessità del linguaggio e dello sforzo necessario per apprendere una lingua. In generale si possono distinguere due tipi di bilinguismo, a seconda se le due lingue vengono apprese per esperienza simultanea, cioè l’uso di entrambe avviene nello stesso ambiente e nelle stesse circostanze, o se vengono apprese per esposizione a una lingua per volta, in situazioni differenti.

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Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino