Ogni bilingue è un traduttore? (7)

 Categoria: Traduttori freelance

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I talenti del traduttore non si manifestano solo in una visione ampia e comprensione profonda della vita umana ma anche in altre peculiarità: una ricettività vitale della composizione spirituale di un altro popolo, un’inusuale sensibilità verso la loro psicologia, l’abilità di acquisire i modi di un altro gruppo etnico. Non basta saper parlare una lingua, ma anche essere bilingue e biculturali. Il bilinguismo di Aitmatov, per esempio, fa parte del suo talento. Questo rivela un’importante aspetto del suo “io” artistico, e anche la traduzione dell’autore non è una ripetizione meccanica di un testo già esistente ma una nuova versione profondamente ragionata, che prende in considerazione l’etnicità del nuovo gruppo di lettori.

Come traduttore, acquisire “uno stato mentale composto da due grammatiche”, come Cook (2003) indica rimane ancora un ideale perseguito da relativamente pochi traduttori (persino in un paese “bilingue” come il Camerun), ma ciò non vuol dire che ci sono pochi bilingue, questo articolo sostiene l’idea che il bilinguismo è un continuum, dalla padronanza delle lingue ufficiali alla padronanza di due lingue nazionali.

Non potrei concludere senza sottolineare che le lingue africane convalidano tutti i criteri per fare un qualsiasi sistema di qualità per una lingua. Siccome nessuna lingua viene usata come metro di giudizio di un’altra, stigmatizzare il bilinguismo che coinvolge una lingua africana è solo snobbismo ingiustificato, perché per imparare quelle lingue richiede lo stesso sforzo per qualsiasi lingua europea. Romaine (1995) scrive: “Il bilinguismo per me è il problema fondamentale della linguistica”. Effettivamente lo è, data la realtà linguistica che tutte le lingue sono uguali in complessità e difficoltà nell’apprenderle.

Conclusioni
Come Kaya (2007) ha sostenuto, la domanda se ogni bilingue può tradurre non ha una risposta definitiva, semplicemente perché dipende da cosa s’intende col termine “traduzione”. Vorrei concludere con una frase di A. A. Potebnia, citato da Schäffner, Christina (2001): “Una persona che parla due lingue sposta il carattere e la direzione dei suoi pensieri come passa da una lingua all’altra, e li sposta in un modo che lo sforzo del suo volere… cambia il corso del suo pensiero e influenza poi il suo percorso successivo solo indirettamente. Questo sforzo può essere comparato a quello di un ferroviere che sposta un treno su un altro binario”. Ma se parliamo di cambi, rotaie, strade e le forze motivazionali del bilinguismo e le traduzioni degli autori, continuando le metafora di Potebnia, direi che la traduzione letteraria in generale, e in particolare la traduzione di un autore, non è quando una sola strada è la “primaria” e altre sono “secondarie”.

È un fatto innegabile che il bilinguismo è necessario, ma non sufficiente per essere abili ed efficienti nella traduzione. Altre requisiti includono l’abilità naturale, l’allenamento e la formazione culturale. La necessità di ogni studioso di traduzione di introdurre il suo stile, terminologia, e modo di trasmettere i significati giocano un ruolo significativo nell’attività traduttoria.

Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino