Ogni bilingue è un traduttore? (4)

 Categoria: Traduttori freelance

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La traduzione è sinonimo di bilinguismo?
Un equivoco comune nella pratica della traduzione è che la traduzione è bilinguismo e ogni bilingue è automaticamente un traduttore. Ma è davvero così ? Ogni bilingue è o può diventare un traduttore ? Prima di rispondere a questa domanda, bisogna capire chi è un bilingue e cosa fa davvero un traduttore. È anche essenziale capire la relazione tra bilinguismo e traduzione. Capirlo aiuterà il lettore a comprendere che la traduzione non è sinonimo di bilinguismo, anche se uno completa l’altro. I diversi tipi di bilinguismo (sociale, professionale e nativo) saranno discussi di seguito.

La relazione tra bilinguismo e traduzione
Il bilinguismo, secondo Kholer (1973), aiuta ad esaminare alcune domande sull’uso del linguaggio e ad imparare di più su come la mente umana gestisce diversi tipi di riformazione. Siccome la traduzione è un’applicazione pratica della teoria del significato, la comprensione del significato di un testo da parte di un traduttore può essere analizzata a diversi livelli e per diverse unità.

Le persone bilingue interpretano le parole in modo differente rispetto alle traduzioni fornite dai dizionari, e questo ha una spiegazione psicologica. I bilingue usano le parole in contesti e situazioni definiti sia dalle loro caratteristiche fisiche sia dalle loro abitudini, mentalità, inclinazioni e intenzioni nei confronti del mondo. Queste condizioni cognitive ed emozionali interessano il modo in cui le parole vengono interpretate quando vengono sentite o lette (Kholer, 1973: 283) e il significato che viene loro attribuito.

Le parole che descrivono idee politiche o etniche o emozioni hanno normalmente significati diversi in lingue e culture diverse. Anche se queste parole esistono in altre lingue, il significato che le viene attribuito differisce da cultura a cultura e questo spiega la difficoltà nel tradurre lingue culturalmente distanti tra loro e perché la traduzione di un bilingue a volte è diversa da quella di un dizionario: egli adatta il significato nell’altra cultura mentre passa da una lingua all’altra. Ciò è possibile perché essere bilingue vuol dire anche essere biculturale.

Imparare a fare una cosa in una lingua non implica saperlo fare anche nell’altra. Al contrario delle scienze naturali o delle belle arti, le lingue hanno diverse caratteristiche che interessano il processo traduttorio, rendendolo più difficile. Per esempio, se si ha a che fare con una traduzione parola per parola o frase per frase, si otterrà un risultato molto simile a quello di una traduzione automatica, perché una traduzione di questo tipo può creare un prodotto equivalente, ma anche tra lingue strettamente imparentate si presenta qualche differenza, nelle espressioni idiomatiche o nella sintassi (Malakoff e Hakuta, 1991).

Un bilingue che non pratica la sua lingua madre, o quasi per nulla, può avere difficoltà a pensare in quella lingua e trova più facile esprimersi nella sua seconda lingua. I traduttori (Lambert, 1978) sono considerati persone speciali per la serietà applicata nel catturare ogni dettaglio del messaggio del parlante e convertire tutto in un’altra lingua senza omettere nulla. Secondo Lambert, il bilinguismo nei traduttori ha l’effetto di dotarli di una speciale forma di intelligenza e sensibilità, e abilità nello scoprire cosa è inteso e cosa è implicito.

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Fonte: Articolo scritto dal Dottor S. O. Kolawole e pubblicato nell’aprile del 2012 su Translation Journal

Traduzione a cura di:
Alexis Gagliardi
Laurea in Scienze della Mediazione Linguistica
Torino