Lettera aperta al traduttore principiante (6)

 Categoria: Traduttori freelance

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Reti e ragnatele
Non ti ingannare: un blog non è la panacea di tutti i mali. Fallo se ti va, però non è garanzia di nulla. Non curarlo troppo o sentirti continuamente obbligato a scrivere qualcosa, è una perdita di tempo e un motivo di frustrazione. Da molto tempo ho deciso di scrivere quando mi pare e quando ho veramente qualcosa da dire. Pubblicare per pubblicare, avere l’obbligo di scrivere solo per una visita o due al mese, non fa per me. Non voglio finire avendo una collezione di links a cose che (nemmeno io stessa) andrò a consultare. Però, ancora una volta, è bene chiarire che niente è fiore per un giorno. Nel mio caso ho aperto il blog e il mio account twitter quasi nello stesso momento. Era il 2011 e stavo finendo il Master in Traduzione Audiovisuale della UAB. Avevamo una materia di orientamento al lavoro e la professoressa ci raccomandò di uscire allo scoperto e di entrare nel mondo… delle reti sociali. Ci parlò di alcuni blog sulla traduzione (credo di ricordare che ci parlò di quello di Pablo Muñoz, Curri, Eugenia Arrés e quello di Eva Martínez) e mi sembrò un’idea bellissima per parlare di quello che sapevo o di quello che stavo imparando, man mano. Come tutto, almeno una volta va provato – soprattutto se non è nulla di nocivo – e così ho cominciato. In quel momento, erano già sei anni che lavoravo come freelance e pensavo di avere cose da raccontare.

All’inizio non conoscevo nessuno, né ovviamente mi leggeva nessuno; però, ho potuto subito comprovare che si trattava di una maniera fantastica di imparare dagli altri. In generale, posso dire che essere presente sui social è stato molto positivo per me. Ho conosciuto professionisti fantastici, ancora più fantastici come persone, grazie alla mia visibilità crescente sono stata invitata a congressi molto interessanti e mi hanno offerto progetti altrettanto interessanti, anche se io penso che ci sia dell’altro oltre alla visibilità. Non credo nelle facciate senza un buon lavoro strutturale interno. Ancora una volta, ci sono anni e anni di lavoro alle spalle.

Perché, e questa è l’altra faccia della medaglia, essere visibile ha anche i suoi lati negativi. Ci sono i vari commenti: “sì ma questa traduce solo romanzi rosa”, “ripete quello che ha detto l’altro giorno”, “non capisco perché prova a tradurre letteratura erotica” e i momenti di frustrazione, quando si condivide qualcosa di cui si fraintende il fine reale con cui si è condivisa, o quando non si è riusciti ad esprimere con chiarezza quello che si voleva dire. Perché non dirlo: mi sono sbagliata e mi sbaglio, ovvio. Esiste sempre la possibilità che la gente si faccia un’idea erronea di te, però lo deve nascondere perché “sei visibile” e queste cose accadono.

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Fonte: Articolo di Scheherezade Surià pubblicato il 19/02/2017 sul suo blog En la luna de Babel

Traduzione a cura di:
Francesca Regni