La traduzione e il territorio

 Categoria: Traduttori freelance

La traduzione, la radice della comunicazione interlinguistica e interculturale ai tempi della globalizzazione potrebbe essere ricondotta, almeno in taluni casi, ad un rapporto con il territorio, alla ricerca delle proprie radici per poterle comprendere, elaborare e superare.

Uno dei più grandi scrittori-traduttori del secolo scorso, Cesare Pavese, annotava “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti” (da “La luna e i falò”).

Così, in ogni traduzione c’è qualcosa di nostro, sedimentato nelle nostre letture, nel nostro modo di scrivere, delle nostre radici, è lì ad attenderci e ciò che offriamo alla comprensione altrui si arricchisce sempre, un po’, di noi stessi.

La traduzione legata al territorio consente di dare un’identità alle parole e portarle nel mondo in uno scambio che tenga conto delle realtà locali nella convinzione che i piccoli territori in fondo tutti si assomiglino o possano reciprocamente identificarsi. Allora, le espressioni dialettali possono trovare corrispettivi in altre lingue ed in altri linguaggi costringendo, si, il traduttore ad un grande sforzo documentativo e di creatività ma superando così la traduzione tutta letterale che tanto poco si adatta al nostro mestiere.

E’ così che il mondo, che sembra essersi rimpicciolito in questo tempo, in verità risulta solo un’illusione ottica, un tromp l’oeil che ti confonde, come la nebbia che non ti aspetti.

Autrice dell’articolo
Beatrice Lavezzari
Traduttore professionista free-lance
Cernusco sul Naviglio (MI)