Diario di una traduttrice-dialoghista (2)

 Categoria: Traduttori freelance

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Una delle trasposizioni più complicate e stimolanti per un traduttore/dialoghista riguarda il senso umoristico e i giochi di parole. In questi casi si ricorre spesso a delle

strategie traduttive di compensazione come l’internazionalizzazione, che consiste nel modificare un riferimento culturale che risulterebbe altrimenti poco chiaro al pubblico di destinazione introducendone un altro che abbia lo stesso significato in termini più comunemente noti. A tal proposito, per tutti gli appassionati arrivati fin qui, potrà risultare interessante sapere che in un episodio della serie animata statunitense “I Simpson” si fa riferimento al concetto di “piccioncini” menzionando i protagonisti della soap opera americana degli anni ‘50 “I love Lucy”, Fred e Ethel. Il riferimento chiaramente percepibile in America, non avrebbe sortito lo stesso effetto sul pubblico italiano, ragion per cui nella nostra versione doppiata si è mantenuta l’interpretazione di “piccioncini” menzionando una coppia di innamorati più noti quali Fred e Wilma, protagonisti del cartone animato “I Flintstones”.

In generale, laddove la mera traduzione portasse alla perdita dell’effetto umoristico originale di un’opera, vi sarà sempre un efficace ricorso alla creatività del traduttore e alle svariate tecniche di compensazione che possono coinvolgere anche altre figure della filiera produttiva tra cui il doppiatore – al quale verrà richiesto di fare una voce o un’intonazione buffa – o il fonico di mix a cui verrà chiesto di introdurre o addirittura omettere in fase di mixaggio degli effetti sonori.

Solo dopo aver scongiurato il senso di spaesamento e aver raggiunto la familiarità necessaria alla versione italiana dell’opera, l’adattatore dialoghista potrà concentrarsi sul secondo vincolo principale a cui attenersi: il sincronismo. Anche in questo caso va precisato che non si tratta semplicemente di far coincidere inizio e fine della battuta di un personaggio, ma anche i gesti – che devono trovare un riscontro naturale nel dialogo – il ritmo interno della frase – e quindi la velocità di recitazione dell’attore – e in ultimo, ma non per importanza, il sincronismo labiale, la cui prerogativa è la compatibilità dei suoni emessi in italiano e dei movimenti labiali visibili dell’attore, specialmente in caso di inquadrature in primo e primissimo piano.

Insomma, adattare un’opera audiovisiva non è solo trovare i termini e i significati giusti. È un lavoro che coinvolge il traduttore/adattatore con ogni suo senso. Bisogna avere orecchio, un occhio clinico per il sync, fantasia e anche un briciolo di pazzia. Ma soprattutto, come per ogni lavoro creativo, bisogna avere passione perché, più che un mestiere, essere una traduttrice-dialoghista è uno stile di vita.

Autrice dell’articolo:
Sara Porrari
Traduttrice e Adattatrice dialoghista
Fonte Nuova (RM)