“Ciak, si traduce!” (2)

 Categoria: Traduttori freelance

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Quando si traduce un film è un po’ come entrare nella pellicola, accanto all’attore, e affiancarlo in ogni momento per capire il suo stile ed essere in grado di riprodurlo per iscritto. Se si sceglie la parola sbagliata l’effetto non sarà lo stesso. La difficoltà più grande è sicuramente la lunghezza dei dialoghi: sia che si traduca per la sottotitolazione (come nel mio caso) che per gli adattamenti audio, riportare in poche righe quello che l’attore ha detto non è sempre semplicissimo. Pensate ai termini medici, ad esempio: alcuni, in italiano, sono parole lunghissime, mentre in inglese sono espresse da una sigla di due-tre lettere. Significa una riga di sottotitolo in più, il che può comportare il rischio di far finire una frase nell’immagine successiva.

Immaginate, ad esempio, che in quel momento il medico-attore, stia intervenendo per un’emergenza: dovrà dare indicazioni nel più breve tempo possibile, e magari userà termini come “elettrocardiogramma”, “elettroencefalogramma”, “risonanza magnetica”…Ora provate a fare entrare tutto in meno righe possibile. Un conto è sentire una frase, un conto è leggerla. Be’, ho dovuto impararlo a mie spese: qualunque cosa stesse dicendo quel medico, chi guardava il film non è sicuramente riuscito a capirlo perché i miei sottotitoli risultarono essere troppo lunghi e quindi illeggibili. E vogliamo parlare dei giochi di parola, delle battute con riferimenti storico-culturali? Le mie sfide preferite!

Quanto mi piaceva interpretare, ricercare, dover studiare quel piccolo pezzo di cultura per poi decidere come renderlo in italiano! Era uno degli aspetti che più amavo. Come rendere divertente una battuta su qualcosa che in italiano neanche esiste? A volte per adattare una sola frase era necessario rivedere l’intera traduzione per evitare incongruenze o mancati riferimenti. Lo script di un film deve avere un ritmo e la traduzione deve contribuire ad esso mantenendosi snello e scorrevole. Dove c’è una battuta deve esserci una battuta, dove c’è un momento poetico si deve usare un linguaggio poetico. Se si usa il termine sbagliato si fa perdere efficacia a tutta la scena.

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Autrice dell’articolo:
Dott.ssa Valeria Zito
Perugia