Verso una possibile traduzione dei proverbi

 Categoria: Tecniche di traduzione

L’importanza dei proverbi non è semplicemente dovuta al fatto che rappresentano un prodotto linguistico, ma anche al loro valore etnografico. Sono, inoltre, un prodotto culturale, che nasce e si riproduce all’interno della sfera popolare di ogni paese, registrandone usanze, tradizioni, morali, credenze, ecc. Nonostante l’esistenza di codici culturali comuni, ne possiamo trovare molti altri che sono propri di ciascuna cultura, distinguendola dalle altre; ciò molto spesso genera livelli metaforici complessi e difficili da capire, complicando il compito della traduzione di proverbi.

Indagando sui proverbi iracheni che vertono sulla vita lavorativa, dopo aver stabilito una classificazione tematica, ho proceduto dividendoli in tre gruppi a seconda dell’ambito nel quale hanno avuto origine e vengono utilizzati abitualmente, in relazione al loro livello metaforico.

Il primo gruppo comprende i proverbi appartenenti all’ambito lavorativo e che allo stesso tempo si usano per riferirsi a un’attività lavorativa, come ad esempioبابالنجار مخلع Bab al-Naŷarmajala’, «La porta del falegname è scardinata»; si utilizza per criticare il professionista che smette di esercitare il suo lavoro a casa propria, risulta facile da capire e da tradurre a causa della relazione esistente tra il suo contenuto semantico e la metafora rappresentata dalla paremia. Indubbiamente, vedendo questo esempio, ci viene in mente il proverbio spagnolo «En casa del herrero cuchillo de palo»[1].

Nel secondo gruppo si colloca il proverbio iracheno العطاريصيحمابخرجه el-‘aṭārīṣīḥmābījarŷah, «L’erborista chiama ciò che è dentro le sue casse», altro esempio che riguarda la vita lavorativa, anche se, in questo caso, presenta un livello metaforico complesso dovuto al fatto che certi codici linguistici che compaiono in questo gruppo sono utilizzati con un significato lontano dal loro ambito originale, ovvero, il lavorativo. Pertanto, è necessario decifrare il contenuto metaforico del testo prima di tradurlo. Questo proverbio, in concreto, si riferisce ad una persona che critica gli altri, ma che in realtà, agendo in questo modo, riflette i propri difetti. Ascoltare il proverbio senza conoscerne la metafora concettuale non ci aiuta a dedurne l’uso perché, come abbiamo appena sottolineato, si riferisce ad un ambito lontano dalla tematica che esprime. Ciò rappresenta un problema per un traduttore proveniente da una cultura diversa nel momento in cui cerca di capire la metafora racchiusa nella paremia. Dopo averne compreso il significato, abbiamo potuto trovare un equivalente nella lingua spagnola con «Dijo el asno al mulo: tira allá, orejudo»[2].

Le paremie del terzo gruppo provengono da un ambito non lavorativo, mentre il loro utilizzo è destinato alla vita lavorativa, come ad esempio ثلثينالدكعالمربوط taltīn al-dag ‘al-marbūṭ, «I due terzi dei colpi a cui è legato». Un’interpretazione letterale non ci permette di capire il significato connotativo della paremia, rappresentando una sfida per il traduttore, dato che il proverbio porta con sé un significato lontano da quello denotativo delle sue parole. Di conseguenza, si genera una metafora complessa che può diventare un dilemma non solo per il traduttore, ma persino per un nativo che ignora il suo uso effettivo. In questo caso si applica ai lavoratori dipendenti, i quali subiscono le conseguenze degli errori dei loro superiori a lavoro. Come si può notare, risulta difficile scegliere un’equivalenza adeguata senza prima aver capito la metafora a cui allude il proverbio, il quale coincide in spagnolo con «Azotan a la gata si no hila nuestra ama»[3].

Da quanto detto precedentemente, deduciamo che il livello metaforico dei proverbi influisce sulla possibilità di comprenderli e persino sulla scelta della loro traduzione; il traduttore deve tener conto di questo rischio, dato che un’interpretazione errata del proverbio può causare uno squilibrio nel senso generale del testo tradotto.

Fonte: articolo di  Jasim M. Jasim Al-Najjar pubblicato sulla rivista online “El Trujamán” del Centro Virtual Cervantes il 14 ottobre 2015.

Traduzione a cura di:
Sara Menegazzo
Dott.sa in Lingue moderne per la comunicazione e cooperazione internazionale
Padova.


[1] N.d.T. Traduzione letterale: «A casa del fabbro coltello di legno». Equivalente italiano: «Il figlio del calzolaio va in giro con le scarpe rotte».

[2] N.d.T. Traduzione letterale: «Disse l’asino al mulo: spostati, orecchione». Equivalente italiano: «Il bue che dà del cornuto all’asino».

[3] N.d.T. Traduzione letterale: «Frustano la gatta se la nostra padrona non fila».