Traduzione estraniante e addomesticante

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il filosofo tedesco Friedrich Schleiermacher (1768-1834),  nel trattato “Über die verschiedenen Methodendes Übersetzens” (Sui diversi metodi del tradurre), letto pubblicamente per la prima volta durante una conferenza il 24 Giugno 1813 all’Accademia Reale delle Scienze di Berlino, aveva proposto due strategie alternative in materia di traduzione: quella di lasciare il più possibile in pace lo scrittore e muovergli incontro il lettore oppure quella di lasciare il più possibile in pace il lettore e muovergli incontro lo scrittore. Egli dichiarò di prediligere la seconda. Secondo il suo pensiero, il fine ultimo del traduttore deve essere quello di offrire ai lettori della cultura di arrivo le stesse idee e le stesse emozioni che la lettura dell’opera in lingua originale avrebbe suscitato in loro. Tuttavia, come riportato da Venuti in “L’invisibilità del traduttore”,  il motivo della sua preferenza era dovuto non tanto al desiderio di accogliere lo “straniero” e la sua lingua, quanto piuttosto all’inclinazione nazionalista che lo portava a opporsi al dominio culturale francese di allora e a promuovere la letteratura tedesca.
Rifacendosi a questa visione, il teorico americano Lawrence Venuti individua similmente due strategie traduttive: la traduzione addomesticante, che mira ad ottenere un effetto di scorrevolezza e trasparenza nella traduzione, appiattendo le differenze culturali in modo da rendere il testo il più intellegibile possibile al lettore della lingua di arrivo; e la traduzione estraniante, che, al contrario, mira a preservare gli elementi che segnalano l’appartenenza del testo originale ad una cultura differente da quella del testo di arrivo. Venuti, come d’altronde Schleiermacher, si dichiara a favore del metodo estraniante e dunque sostiene che, riprendendo le parole del filosofo tedesco, “bisognerebbe lasciare in pace l’autore originale e muovergli incontro il lettore della lingua di arrivo”, preservando il carattere originale del testo.

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Fonte: Lawrence Venuti “The Translator’s Invisibility: A History of Translation”

Articolo scritto da:
Emanuele Paolino
Scafati (SA)