Traduzione e interpretazione del pensiero

 Categoria: Tecniche di traduzione

Tra il 1994 e il 2003 ho vissuto negli USA, prima per motivi di studio e successivamente per lavoro.
Un aspetto della vita all’estero che ha sempre esercitato un grande fascino su di me, è il fatto che col passare del tempo, non solo le persone si esprimano sempre meglio nella lingua del paese ospitante, ma inizino anche a pensare come i locali.

La discriminante tra una traduzione ben fatta e una appena passabile, credo sia rappresentata dalla disamina, e conseguente interpretazione, del processo mentale che sta dietro alle parole, non tanto le parole in sé.
Solo quando abbiamo familiarità con il contesto culturale e sociale della persona che scrive possiamo cercare di rendere nella nostra lingua il suo pensiero; altrimenti la traduzione resta un mero esercizio di trasposizione grammaticale e sintattica, quasi sempre sterile e fine a sé stesso.

Quante volte assistiamo a traduzioni letterali in cui è evidente la mancanza di dimestichezza con la lingua “pensata” dal soggetto parlante o scrivente?
Per me che ho vissuto gomito a gomito con gli americani a casa loro, e ho continuato a lavorare con loro a casa mia negli ultimi 10 anni di attività nel turismo, è diventato quasi un passatempo stare ad ascoltare colleghi meno esperti tradurre in inglese un pensiero palesemente formulato in italiano, e vedere poi lo sguardo attonito e spaesato del turista di turno, evidentemente confuso dallo scombinato senso della frase!

Questo fenomeno del pensare come un “nativo”, sta alla base del grande prestigio internazionale di cui gode la famigerata tradizione dei doppiatori italiani. Analizzando l’arte del doppiaggio si può desumere il processo di decodifica mentale che sta alla base di ogni buona traduzione, e interpretazione. In sintesi, direi che il miglior modo per tradurre sia pensare.
Pensare nella lingua di origine per capire la scelta di un sostantivo piuttosto che un altro, e pensare nella lingua di destinazione, per restituire quel sostantivo come se l’avesse detto o scritto uno di noi.

Articolo scritto da:
Enrico Cerretti
Roma