La traduzione: un ponte tra le lingue che può favorire l’eguaglianza culturale

 Categoria: Tecniche di traduzione

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Nel ‘900, il manager calcistico Dennis Wise rimase imperturbato dal fatto che alcuni dei suoi nuovi giocatori fossero stranieri. Saranno presto in grado di comunicare, assicurò a tutti, perché aveva intenzione di “far imparare loro un po’ di inglese”.
All’inizio di quest’anno, David Cameron ha avuto la stessa brillante idea. Scrivendo sul Times a gennaio, il primo ministro lamentava che il 22% delle donne inglesi musulmane parla “poco o per niente l’inglese”. Sosteneva che ciò impediva loro l’integrazione sociale e le ostacolava economicamente. Questi problemi verrebbero risolti, ha suggerito, se queste donne parlassero inglese con scioltezza. Il fatto stesso che un’idea ridicola come questa possa essere proposta seriamente da pezzi grossi della politica rivela quanto la diversità linguistica sia diventata un dilemma all’interno di società vaste, in espansione, multietniche, multi-lingue, multi-culturali e post-industriali.
L’attuale crisi migratoria non conosce precedenti e rappresenta una dolorosa illustrazione di come gli spostamenti su larga scala della popolazione possano creare rapidamente situazioni sociali in cui le differenze linguistiche diventano un punto critico. L’incapacità dei migranti di parlare la prima lingua di un paese verso il quale si sono spostati può creare sospetto e alienazione. Queste differenze creano divisioni che possono essere colmate solamente traducendo da una lingua all’altra, e da una cultura all’altra. Stranamente, si sentono poche notizie riguardo al ruolo della traduzione in società divise per classe sociale o nelle comunità di sfollati. Alcune recenti ricerche hanno analizzato il ruolo della traduzione nelle zone di guerra, ma ciò ha principalmente enfatizzato la retorica dell’élite politica, piuttosto che le difficoltà linguistiche riscontrate giornalmente dai civili coinvolti nel conflitto. Tutto ciò è allarmante se si considera che gli squilibri di potere in ogni società si manifestano attraverso le sue lingue. Ad esempio, Lin Kenan scrive da tempo di come la traduzione potrebbe potenzialmente aiutare ad innescare il cambiamento sociale in Cina.

Giustizia sociale
In quest’era di globalizzazione implacabile, certi gruppi di persone vengono sistematicamente privati del diritto di voto a causa di sesso, etnia, nazionalità o classe sociale. In questo contesto, è utile considerare il ruolo che gioca la traduzione, e se possa aiutare ad incoraggiare chi non ha diritto di voto – o se invece serva solamente ad aumentarne la vulnerabilità.
Il controverso teorico della traduzione Lawrence Venuti insiste nel sottolineare che le traduzioni fluenti spesso perpetuano le ineguaglianze socio-politiche. A suo modo di vedere, la traduzione non è solo un’innocua attività che facilita la comunicazione – può consolidare l’ineguaglianza sostenendo la supremazia delle culture dominanti.
Recenti ricerche hanno iniziato ad esplorare questi problemi complessi. Lo studioso di traduzione Israel Hephzibah si concentra sulle traduzioni inglesi della letteratura Tamil prodotte dai membri delle comunità Dalit in India, cosiddette “intoccabili”. Queste traduzioni destabilizzano inevitabilmente il sistema delle caste tradizionale conferendo credibilità letteraria agli scritti di un gruppo altamente emarginato. Tali casi suggeriscono come la traduzione possa allinearsi con la giustizia sociale.

Fonte: Articolo pubblicato il 9 giugno 2016 sul sito The Conversation e scritto da Marcus Tomalin, ricercatore associato presso il laboratorio di intelligenza artificiale, dipartimento di ingegneria, Università di Cambridge.

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Traduzione a cura di:
Debora Di Virgilio
Aspirante traduttrice
Fiume Veneto (PN)