Quando parliamo di traduzione generalmente pensiamo al lessico, all’abilità nel trovare il significato appropriato di una parola, di un’espressione o di una frase in un’altra lingua.
E la sintassi? La sintassi è l’essenza dello stile e troppo spesso accade che ad essa venga dedicato un impegno minore poiché ritenuta meno importante della traduzione dei significati.
Visto che la semantica già di per sé crea non pochi problemi, alcuni traduttori preferiscono non complicarsi troppo la vita con la sintassi e non le dedicano il tempo necessario.
La traduzione perfetta non esiste, l’abbiamo già detto in varie occasioni, il tempo purtroppo a volte è tiranno, lo sappiamo, ma in qualche caso potremmo sicuramente sforzarci di più per cercare di ottenere una traduzione fedele all’originale oltre che da un punto di vista semantico anche da un punto di vista sintattico.
In un mondo dominato dai contenuti più che dalle forme e dall’efficacia più che dal piacere, forse tradurre la sintassi può sembrare un capriccio.
Ai lettori occasionali (che sono la maggior parte) probabilmente non interessa il piacere della sintassi o forse non hanno tempo per assaporarlo, perché cercano nella lettura qualcosa di pratico e che sia loro utile. Però nei generi letterari non è infrequente trovare lettori innamorati del gusto per la armoniosa concatenazione delle parole.
La poesia, che vive in un castello stupendo sulla vetta del monte dell’estetica, gode da quel punto panoramico privilegiato una vista magnifica sul suo regno, il paradiso della bellezza letteraria. Ogni traduttore che decida di avventurarsi nelle sue lande, deve cercare di rispettare tutte le regole del regno.