Due scuole di traduzione

 Categoria: Tecniche di traduzione

Il giorno stesso in cui nacque la traduzione, millenni or sono, iniziò il dibattito tra i traduttori che ritenevano fosse opportuno tradurre rimanendo quanto più vicini possibile al testo di partenza e tra quelli che invece pensavano fosse meglio privilegiare il testo d’arrivo.
In francese esistono due parole perfette per indicare queste due scuole di pensiero: cibliste (da cible, “bersaglio”) e sourcière (da source, “fonte”).

Secondo la scuola di traduzione cibliste, occorre privilegiare l’esattezza dei propositi a detrimento dello stile, quando questo si renda necessario. Per far passare il proprio messaggio, la traduzione dovrà in qualche caso sostituire gli elementi culturali del testo originale con degli elementi meglio conosciuti dai lettori della lingua d’arrivo anche se non del tutto equivalenti.
La cosa più importante è il senso del messaggio che l’autore cerca di trasmettere. Il traduttore deve innanzitutto far arrivare quel messaggio al lettore della lingua d’arrivo in modo naturale. La fedeltà al linguaggio, al registro e al tono impiegati dall’autore del testo originale sono secondari.

Secondo la scuola di pensiero sourcière, la prima responsabilità del traduttore è invece quella di rimanere strettamente fedele alla forma del testo originale. Chi traduce deve riprodurre tutti gli elementi stilistici dell’originale, impiegare lo stesso tono e lo stesso registro. Deve lasciare tutti gli elementi culturali intatti e addirittura (in casi estremi) costringere la lingua d’arrivo a prendere la forma dettata dal testo di partenza. Il traduttore sourcier deve in primo luogo cercare di non tradire il linguaggio utilizzato dall’autore, e, se gli è possibile, deve fare in modo di far arrivare il senso del messaggio.

Si tratta di due visioni radicalmente opposte e in mezzo alle quali si inseriscono (fortunatamente) posizioni intermedie. La traduzione, lo abbiamo detto più volte, non è una scienza esatta, e pertanto non può essere approcciata come la matematica o la fisica.
Il traduttore ogni volta che traduce deve immedesimarsi nell’autore per capire innanzitutto qual è il messaggio che vuole far passare e subito dopo deve immedesimarsi nel potenziale lettore e utilizzare un linguaggio che permetta a quest’ultimo di comprendere agevolmente tale messaggio. Per riuscire in questa operazione non deve farsi intrappolare da schemi rigidi ma aprire la mente, renderla flessibile e usare il buon senso.