MT e linguaggio: tecnologie contrastanti? (4)

 Categoria: Strumenti di traduzione

Di fronte a questa impressionante prospettiva, non sorprende che MT promuova regolarmente uno spostamento del focus su quella parte del linguaggio dedicata al “significato verbale”. Ma da qualche altra parte ho elencato non meno di 5 funzioni comuni del linguaggio, quasi nessuna delle quali dedicata alla comunicazione del significato verbale. Esse sono le seguenti:

1. Dimostrate il proprio status alle persone con cui si sta parlando o a cui si sta scrivendo.
2. Dare semplicemente sfogo alle proprie emozioni, senza avere lo scopo di creare alcuna comunicazione.
3. Stabilire un intento non ostile con gli estranei, o semplicemente passare il tempo con loro.
4. Raccontare barzellette.
5. Intraprendere una non comunicazione tramite un’ambiguità intenzionale o accidentale, a volte anche detto “raccontare bugie”.
6, 7, 8, etc. due o più delle funzioni sopra descritte (inclusa la comunicazione) allo stesso tempo.

Dovrebbe essere ovvio che molte di queste si adattano bene al modello dello “spruzzare nei paraggi” tanto quanto a quello della comunicazione verbale. E’ difficile vedere come MT possa mai far fronte a questi più grandi problemi, e non sorprende il fatto che abbiamo recentemente visto sorgere varie limitazioni in relazione al lancio, al marketing ed alla pubblicizzazione commerciale dei prodotti MT così come le abbiamo incontrate nella formazione di traduttori che si occupassero dei prodotti MT come post editor.

In nessun caso questa metafora dello “spray” può essere presentata come un resoconto totale del linguaggio. Questo aspetto viene considerato in maniera piuttosto concisa – tra molte altre analogie per il linguaggio intellettualmente più degne – nell’imminente Volume Accademico ATA sulla Terminologia, e l’autore spera di fornire una resoconto ancor più completo in un lavoro in fase di completamento. Sembra importante, comunque, che alcuni dettagli primitivisti sulle origini del linguaggio debbano essere introdotti nella discussione sulla linguistica e sulla sua applicazione, tra cui MT. Molta scrittura sul linguaggio – dato che quasi mai sono le persone poco erudite a scrivere su questo argomento – tende a crogiolarsi nella auto-importanza e nell’auto-compiacimento su quanto sia stato importante lo sviluppo di un linguaggio per l’umanità. Ma gli aspetti razionali ed intellettuali del linguaggio sono in un certo senso solo quelli più ovvi, che potrebbero aver portato i sostenitori di MT, forse seguendo Chomsky, a supporre che il linguaggio possieda una struttura logica che però in molti casi difetta.

In antitesi a questi aspetti più complessi del linguaggio, un buon programma per computer dovrebbe essere un modello di semplicità. Esso dovrebbe risolvere i problemi nel modo più elegante e – come se seguisse il filo di Arianna – dovrebbe andare direttamente all’obiettivo e trovare astutamente l’uscita dal labirinto, uccidendo o evitando facilmente tutti i minotauri e i mostri lungo il suo percorso ed usando il suo filo come una guida piuttosto che inciamparci come se fosse un ostacolo. Se dovesse occasionalmente tornare sui suoi passi, vi sono delle buone e valide regole per non far sì che ciò si riveli una follia. Perciò non sorprende che il labirinto o il ginepraio sia un’immagine che trovi istintivamente risonanza tra i programmatori, né che essi si divertano a giocare a giochi in cui i mostri debbano essere uccisi.

Ma quali regole del computer ci guideranno attraverso il labirinto del linguaggio? Non c’è entrata e non c’è uscita, né un centro individuabile. Abbiamo tutti dovuto imparare questo labirinto passo dopo passo per arrivare semplicemente dove siamo. Abbiamo anche imparato qualcosa sul computer – fino ad un punto abbastanza avanzato – principalmente usando il linguaggio. Quando proviamo a risolvere i problemi del linguaggio, sia progettando programmi MT o Voice-Writer o altre applicazioni per il Linguaggio Naturale, ci accorgiamo improvvisamente che vi sono mostri ovunque, e sono loro che uccidono noi, non viceversa. La tecnica per ammazzare un mostro del linguaggio potrebbe consentire ad un altro di trionfare. Ed il filo stesso non traccia più un elegante e breve percorso, poiché è diventato infinito nei suoi ritorni a ritroso e nei suoi intersecamenti, creando una nuova giungla di Ponti di Konigsberg, Torri di Hanoi, Problemi del Commesso Viaggiatore ed altre anomalie dovute alla matematica de computer. Peggio ancora, il labirinto del linguaggio non è un luogo separato che possiamo visitare a nostra comodità e che possiamo conoscere poco a poco. Piuttosto, non abbiamo altra scelta che viverci costantemente. Non abbiamo mai vissuto in un posto diverso da questo.

Traduzione a cura di:
Giovanni Natoli
Traduttore EN>IT
Perugia