MT e linguaggio: tecnologie contrastanti? (3)

 Categoria: Strumenti di traduzione

In molte occasioni i programmi TV sulla natura ci hanno trattato come agili, pelose o spinose creature che spruzzano alacremente il fogliame o i tronchi d’albero attorno a loro con i propri personali odori. Ed abbiamo anche sentito narratori onniscienti dirci che l’obiettivo di questo spruzzare è di marcare il proprio territorio contro gli antagonisti, allontanare i predatori e/o attirare compagni. Ed abbiamo anche visto i confronti, le battaglie, le ritirate e gli accoppiamenti a cui tali demarcazioni hanno dato vita.

In una prospettiva evoluzionista che copre tutte le specie e spazia attraverso milioni di anni, è stato ampiamente mostrato più e più volte – poiché le code si ritirano, gli stomaci sviluppano una seconda e una terza camera e i metodi di riproduzione proliferano – che una funzione che si sviluppa in un certo modo per una specie potrebbe svilupparsi in modo diverso in un’altra. E’ davvero così assurdo insinuare che lungo un periodo di pochi milioni di anni il meccanismo di spruzzamento comune a così tanti mammiferi, che impiegano relativamente poco i muscoli posteriori e poco il cervello, possa aver allontanato ed aver trovato il suo posto all’interno di una singola specie, che sceglie di usare muscoli più lunghi posizionati nella testa e nei polmoni, guidandoli con una vasta porzione del loro cervello ?

Ciò non vuole declassare il linguaggio umano al livello dei semplici spruzzamenti degli animali o suggerire che il linguaggio non possiede altre proprietà astratte. Ma una tale evoluzione non spiegherebbe forse molto su come ancora oggi gli esseri umani usano il linguaggio ? Ci serve davvero una evidenza “scientifica” per una tale affermazione, quando vi sono così tante prove evidenti attorno a noi ? Una delle prove è che gli esseri umani di norma non usano le loro ghiandole inferiori per spruzzare una sostanza fina nei loro paraggi, pensando di poterlo comunque fare tramite il vestiario. Essi, comunque, parlano innegabilmente a tutti di tutto, reale o immaginario. E’ anche chiaro che il discorso ha una notevole somiglianza con lo spruzzamento, così tanto che a volte è necessario stare a distanza da alcuni interlocutori.

Una tale evoluzione non spiegherebbe in modo appropriato l’attitudine di molte persone “stereotipiche”, che insistono su una singola interpretazione di particolari parole, anche quando gli viene spiegato con perseveranza che la loro interpretazione dipende dalla circostanza o è semplicemente invalida ? Non renderebbe chiaro il perché molti malintesi degenerano in aperti conflitti, anche in scontri fisici ? Ponendo che le radici del linguaggio affondano nella territorialità, ciò non andrebbe verso la chiarificazione di alcune delle cause delle dispute frontaliere, o anche delle guerre ? Forse ancor più importante, un tale sviluppo non fornirebbe una base fisiologica per alcune delle differenze tra le lingue, diventate esse stesse cause secondarie della separazione dei popoli ? Ciò non ci permetterebbe anche di vedere in modo diverso le lingue come esclusivi e privati metodi di spruzzamento, a seconda della diversa “apertura del beccuccio”, “colore” o “viscosità” dello spray ? Potrebbe plausibilmente far luce sul fanatismo di alcuni fondamentalismi religiosi, politici o sociali ? Potrebbe anche spiegare l’asprezza di alcune faide accademiche ?

Di certo c’è più nel linguaggio che nello spray, come le specie hanno cercato di dimostrare, almeno in tempi più recenti, tentando di preservare un reperto delle loro irrorazioni in altri materiali, come la scolpitura su pietra, le impronte sull’argilla, l’annodamento di perline, e ovviamente i graffi sulle cortecce degli alberi, i papiri e diversi tipi di carta, usando una varietà di simboli basati sui caratteri, i sillabari o gli alfabeti, la cui totalità della ricerca è nota come “scrittura”. Questi sforzi hanno portato allo sviluppo di diversi sistemi di conoscenza, quasi stupefacenti per il loro numero attraverso le varie ere e culture in un continuum multidimensionale e quasi frattale. Perciò, il linguaggio potrebbe rivelarsi qualcosa che noi abbiamo creato non come una mera generazione o nazione, nemmeno in quanto specie, ma come lo intende Von Baer come una intera filogenesi evoluzionaria. E’ questa più ampia configurazione che può trascendere il lato più primitivo del linguaggio e fornire alla fine un più completo quadro della sua natura, facendo forse luce anche sulla natura della conoscenza umana stessa.

Traduzione a cura di:
Giovanni Natoli
Traduttore EN>IT
Perugia