MT e linguaggio: tecnologie contrastanti? (2)

 Categoria: Strumenti di traduzione

Vi sono ovviamente altre fasi specifiche del computer nello sviluppo di una tecnologia – come programmi preesistenti di reverse engineering o l’uso di codici orfani – che hanno aiutato ad accelerare lo sviluppo di applicazioni in passato, e in molti campi abbiamo anche notato gli effetti delle economie di scala. E’ in parte merito di questi ultimi se abbiamo potuto vedere operatori di calcolo ridimensionarsi da giganti di scrivania a biglietti da visita durante il corso della nostra esistenza. Sviluppi in altri campi hanno portato molti a supporre che virtualmente qualunque cosa sia possibile.

A questo punto è importante anche notare che MT è decisamente più – e forse più adatto alla sua definizione – una parte componente di IA, o Intelligenza Artificiale. Certamente la Comunità IA ha fatto tutto ciò in suo potere per incoraggiare le fonti di finanziamento ed il pubblico a credere che i computer possano fare quasi tutto. Nonostante MT adesso ammetta – almeno tra i traduttori – che la FAHQT (Fully Automatic High Quality Translation cioè “Traduzione del Tutto Automatica di Alta Qualità“) potrebbe non avvenire mai, la Comunità IA in generale non ha mai fatto questa concessione. Al contrario, durante una recente conferenza il suo cosiddetto HAL wing ha confermato il suo impegno nel riprodurre a pieno l’intelligenza umana – inclusa la comprensione del linguaggio – all’interno di un computer. Questa non è una novità sorprendente per coloro che si sono aggirati sul gruppo di discussione in internet comp.ai. La FAHQT sarebbe ovviamente un compito relativamente semplice per un tale tipo di computer, ipotizzando che possa essere costruito.

Adesso che abbiamo visto come MT si conformi – con alcune apparenti eccezioni – al percorso generale di una tecnologia, esaminiamo i requisiti del linguaggio umano in tale ambito. E’ ovvio sin dall’inizio che ogni affermazione di questo tipo dovrà essere espressa in termini biologici e fisiologici, dato che il linguaggio umano non si sviluppa allo stesso modo delle tecnologie come la scienza della metallurgia o del computer, anche se questi ultimi sono sue derivazioni.

Le tanto dibattute origini del linguaggio – variamente attribuite alla teoria “Bow-Wow”, la teoria “Yo-Heave-Ho”, o alla teoria “Pooh Pooh” – sono così di cattivo auspicio e poco persuasive che i lettori potrebbero chiedersi quale sia l’utilità – come molto altro in linguistica – di qualsiasi altra discussione. Ma se riportiamo la nostra attenzione allo sviluppo biologico, sia delle specie che dei nostri cugini animali, ci si può aprire una diversa prospettiva, e potremmo avere qualche sorprendente intuizione. In quanto esseri umani spesso ci fregiamo di essere l’unica specie che si è evoluta verso il vero linguaggio, lasciandoci dietro i suoni rudimentali delle altre creature o le movenze danzanti delle api. Potrebbe però mancare qualcosa.

Traduzione a cura di:
Giovanni Natoli
Traduttore EN>IT
Perugia