La traduzione automatica: cenni storici

 Categoria: Strumenti di traduzione

Come tutti già sanno, la traduzione automatica è la traduzione di un determinato testo in una determinata lingua verso un’altra attraverso l’utilizzo di un computer che è, dunque, l’unico responsabile per la realizzazione della traduzione stessa.
Reifler, uno dei pionieri della traduzione automatica, definiva quest’ultima come “the sourmounting of the language barrier by automatic devices”. Incubo di molti traduttori, strumento di supporto per altri, l’idea di un processo automatico per la traduzione attraverso il computer nasce quasi contemporaneamente al computer stesso.

Il primo tentativo di “traduzione automatica” che merita di essere segnalato è quello realizzato nei primi anni ’30 da Georges Artstrouni, ingegnere francese di origine armena che creò una macchina per la traduzione delle lingue chiamata “cerveau mécanique” (cervello meccanico).
Il dispositivo creato da Artstrouni e sviluppato a partire dal 1929, era stato realizzato per eseguire un grande numero di compiti diversi fra i quali la contabilità, la crittografia e, addirittura, la produzione di tabelle di orari dei treni. Nonostante il progetto avesse riscosso grande successo durante l’Esposizione Universale di Parigi, la guerra e l’occupazione territoriale della Francia non ne permisero l’applicazione come previsto. Sin dall’inizio, però, l’ingegnere aveva avuto l’idea di associare il macchinario creato anche ad un’altra mansione, la traduzione, descrivendolo nel patentino datato 1933 come “capace di tradurre da una lingua straniera ad altre tre lingue in esso registrate”. Il dispositivo era costituito da 4 componenti principali: la memoria della macchina (un rotolo di carta alto 40 cm e lungo 40 metri che conteneva, disposti su varie colonne, i termini nelle differenti lingue), una tastiera attraverso la quale inserire le parole da ricercare, un meccanismo di ricerca e uno di “uscita” in grado di fornire il risultato.
Al giorno d’oggi, questi tipi di sistema hanno poco a che fare con la traduzione automatica di per sé, essendo principalmente relazionati con il concetto di “dizionario elettronico”. Nonostante ciò, l’idea di meccanizzare il processo di traduzione era lanciata e molti dei sistemi di traduzione automatica sviluppati negli anni a seguire si basarono proprio sul concetto del dizionario elettronico e della traduzione parola per parola potendo, in questo modo, considerare Artstrouni come uno dei pionieri.

Durante gli anni ’50, l’interesse rivolto alla traduzione automatica era più che altro accecato da visioni di traduzioni eseguite a grande velocità (anche a discapito della qualità): soprattutto durante l’epoca della Guerra Fredda, gli americani e gli inglesi avevano l’impellente necessità di un rapido accesso a tutte le informazioni scientifiche sovietiche. Il risultato? Cominciarono a finanziare progetti per lo sviluppo di macchinari in grado di effettuare traduzioni automatiche dal russo all’inglese: gli errori di sintassi non erano importanti, quel che interessava erano i contenuti.
Seguirono anni di alti e bassi in quest’area segnati in particolare dall’abbandono dei progetti a seguito del rapporto ALPAC (1966) e al “ritorno di fiamma” degli anni ’90 con l’arrivo di Internet in tutte le case e la necessità degli utenti di tradurre le infinite informazioni della rete.
L’archivio online (http://www.mt-archive.info/) reso disponibile da uno dei più grandi studiosi della traduzione automatica, John Hutchins, raccoglie articoli e pubblicazioni dagli anni ’80 ai giorni nostri, ma potendo anche contare su alcuni articoli che ne tracciano la storia iniziale (dagli anni ’50). Un’eccellente risorsa per chi volesse ripercorrere la storia dal “cervello meccenico” ai sistemi statistici come Google Traduttore!

Autrice dell’articolo:
Annalisa Zamagni
Traduttrice e interprete PT, FR, EN > IT
Lisbona, Portogallo