La tecnologia non rimpiazzerà i traduttori

 Categoria: Strumenti di traduzione

Oggi puoi parlare al telefono in una delle maggiori lingue europee e un’app di Google tradurrà le tue parole in una lingua straniera, in forma scritta o attraverso una voce elettronica. Di recente, Skype, un servizio di telefonia tramite internet, ha affermato che avrebbe offerto praticamente la stessa cosa (solo in inglese e in spagnolo). Ma affermare che simili prodigi tecnologici implicheranno la fine di attività di traduzione tradizionali è prematuro.

Un software può dare un’idea generale di una lingua straniera, ma abbozzare non è abbastanza in presenza di un fine economico (se i dirigenti sono ragionevoli). Inoltre, i programmi poliglotti sono solo un graffietto in un’industria estesa. Il commercio della traduzione, dell’interpretazione e della localizzazione di software (modificare siti web, applicazioni e cose simili per metterle a disposizione in una lingua straniera) genera introiti di 37 bilioni di dollari l’anno, secondo una ricerca del Common Sense Advisory (CSA), un’azienda di consulenza.

Il mercato sta crescendo e si sta espandendo. Nell’Europa continentale, la traduzione un tempo era dominata dalle lingue FIGS (francese, italiano, tedesco e spagnolo); il giapponese, il cinese e il coreano erano le uniche lingue asiatiche di cui si parlava. All’incirca il 90% degli acquisti online vengono sostenuti da chi parla una tra 13 lingue, afferma Don DePalma del CSA. Ma altre lingue stanno crescendo, sia per ragioni politiche che commerciali.

I burocrati dell’Unione Europea oggi comunicano in 24 lingue. In Asia, lingue che una volta non venivano considerate, come il vietnamita e l’indonesiano, stanno diventando più importanti grazie alla crescita di quei Paesi. Le imprese che operano in Africa considerano le lingue del continente sempre più importanti. Grandi aziende di software, come Microsoft, trovano redditizio localizzare i loro prodotti in lingue minoritarie come il maya e il lussemburghese. La traduzione, dunque, non è più solo verso o dall’inglese.

La tecnologia, ben lontana dal rimpiazzare gli umani, si è rivelata invece uno strumento utile ad aiutarli nello stare al passo con le impetuose richieste di traduzioni di alta qualità. Le “memorie di traduzione” (TM) furono i primi importanti strumenti utili a tal scopo. A partire dagli anni 80 i traduttori ebbero accesso a enormi database TM che contenevano intere frasi già tradotte in precedenza in una data combinazione linguistica, che li aiutavano a velocizzare il lavoro ripetitivo, come la traduzione di manuali di istruzioni.

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Fonte: Articolo pubblicato il 7 Febbraio 2015 su “The Economist

Traduzione a cura di:
Federica Bucci
Traduttrice inglese, spagnolo > italiano
Sulmona (AQ)