La lingua da carta a click

 Categoria: Strumenti di traduzione

Il lettore converrà come, nell’esperienza di molti, lo studio di una lingua straniera, e ad esempio la traduzione, abbia sempre evocato l’immagine di pesanti dizionari spaccati in due fino allo sfinimento e opere di autori inglesi con gorgiera e sguardo fiero.

Nel mio caso, per fortuna, l’approccio con la lingua inglese è stato naturale e indolore, quasi giocoso, e a scuola si sa com’è, se si sa più degli altri si diventa un vocabolario umano.

Procedendo verso l’età adulta, lo studio di una lingua straniera acquisisce più importanza perché si è portati ad interagire nell’ambito di una realtà più ampia.

Vent’anni fa quando ero un ragazzino, non si faceva che ripetere: “L’informatica e l’inglese sono il futuro”. E così è stato, da lì a poco si sarebbe entrati in un’epoca in cui l’una sarebbe stata complementare all’altro e il binomio avrebbe costituito la pietra miliare di un’educazione superiore.

I vocabolari cartacei cominciano ad essere sostituiti dalle controparti elettroniche: arrivano i dizionari elettronici e su cd, che costano ancora troppo e questo sicuramente non incoraggia all’acquisto. È innegabile il conseguente vantaggio di portabilità, accessibilità, fruibilità (e sicuramente la riduzione del numero di tagli da carta alle dita) ma personalmente lo ritengo un passo più lungo della gamba da parte della tecnologia che cercava di farsi strada un po’ in tutti i settori alimentata dalla novità “internet”.
Il dizionario open source online arriva in Italia (sempre in ritardo rispetto agli altri Paesi) verso la metà degli anni novanta a pari passo con la diffusione virale del mezzo internet.

Quando si pensa alla lingua straniera inevitabilmente si pensa all’inglese, vitale negli scambi commerciali, i rapporti internazionali, per non parlare della terminologia sia tecnica che colloquiale che è diventata appendice di ogni lingua. Non è insolito sentire parlare quotidianamente di team work, management, feedback o class action e – mi si perdoni la cattiveria – a volte in maniera banale e poco consapevole. Partendo dal presupposto che tutte le lingue comunitarie acquisiscono la stessa importanza, si può notare come alcune lingue siano usate più ricorrentemente in determinati contesti: il francese ad esempio viene molto usato in ambito di rapporti internazionali, vista la collocazione del Parlamento Europeo. Il tedesco, in ambito commerciale e finanziario vista la considerevole attività industriale e bancaria, lo spagnolo diventa chiave d’accesso nei rapporti tra i giovani e assieme all’italiano rappresenta una costante in ambito turistico soprattutto visto il considerevole spessore culturale.

Chiudendo questa parentesi europeista, al giorno d’oggi l’apprendimento di una lingua straniera è un bene inevitabile perché si è venuto a creare, soprattutto dopo la creazione della UE, un unico bacino culturale da cui poter attingere continuamente, per contro nei casi estremi si può parlare persino di fagocitazione linguistica.

La seconda parte di questo articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Mauro P. Miccolis
Traduttore
Mola di Bari