Il futuro della traduzione

 Categoria: Strumenti di traduzione

Come affermò una volta la famosa traduttrice cilena Marina Orellana: “La traduzione non è la traslitterazione, ovvero la trascrizione delle parole da una lingua all’altra. (…) Ciò che realmente importa è comprendere le idee ed esprimerle correttamente”. Se, infatti, questa è l’essenza della traduzione, allora l’arte del linguista sembrerebbe assomigliarsi a quella del poeta, la cui delicata arte consiste nella trasmissione di immagini e idee che trascendono la formalità del testo materiale al fine di produrre qualcosa di più complesso ed etereo: il significato in sé. In particolar modo per la letteratura, ma anche per quasi tutte le forme di espressione artistica, il significato è un’entità in continuo cambiamento ed evoluzione.

Come potrebbero le macchine, incapaci di qualsiasi associazione creativa, competere con l’illuminazione creativa irripetibile concepita dall’artigiano della parola? Presumere che un’applicazione possa fare un’interpretazione sincera durante la traduzione di un testo, è per me altrettanto difficile che aspettarsi che un tostapane componga un pezzo jazz originale. E’ vero, le macchine come le conosciamo oggi possono essere programmate per stabilire ed associare qualunque tipo di schema intricato a velocità incredibili, minimizzando gradualmente la possibilità di commettere errori. Tuttavia, rompere gli schemi in modo caotico ed erroneo, capace di creare nuove associazioni possibili è qualcosa che solo gli esseri umani possono fare. Per ora…

Quest’anno, le aziende come Google, hanno cominciato ad applicare l’uso dell’ IA, e i loro motori di ricerca sono ormai in grado di processare le traduzioni migliorando il modo in cui queste piattaforme associano interi segmenti (invece che singole parole). Inoltre, utilizzano internet come banca dati linguistica in costante evoluzione. A questo punto, la contrapposizione tra uomo e macchina inizia ad farsi interessante: l’intelligenza artificiale e le reti neuronali hanno cominciato a replicare il processo di “comprensione”, al punto che i computer hanno sviluppato la capacità di “ragionare” e “imparare” dai propri errori, la quale cosa permette alle loro capacità di evolversi all’interno di un insieme di conoscenze determinato. Sembrerebbe che stiamo lentamente giungendo a ciò che i tanti film di fantascienza ci avevano anticipato, mettendoci in guardia: il giorno in cui gli umani diventano obsoleti e vengono rimpiazzati dalle macchine.

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Fonte: Articolo pubblicato il 27 novembre 2016 sul blog Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Chiara De Bellis
Traduttrice freelance
Madrid – Spagna