Lord Woodhouselee

 Categoria: Storia della traduzione

Nel caso in cui non conosciate il suo nome, Lord Woodhouselee, propriamente noto con il nome di Alexander Fraser Tytler (1747-1813), è l’autore del Saggio sui Principi della Traduzione, che nonostante sia stato pubblicato nel 1791, è ancora oggi rilevante. Egli stabilisce i principi della traduzione e fornisce delle linee guida per un giudizio qualitativo che sono sorprendentemente attuali.

I tre principi di Woodhouselee sono i seguenti:

  1. Una traduzione dovrebbe offrire una trascrizione completa delle idee dell’opera originale;
  2. Lo stile e la modalità di scrittura dovrebbero essere della stessa natura di quelli del testo originale;
  3. Una traduzione dovrebbe avere tutta la fluidità della composizione originaria.

Nessuno di questi principi sorprenderebbe un traduttore moderno, tuttavia spesso si tratta comunque di questioni delicate. Quindi prendiamole un po’ in esame una per volta.

Il primo principio sembra abbastanza ovvio. Significa nessun errore o omissione, ma include anche l’idea che una traduzione non sia una copia o una riproduzione, bensì un lavoro originale in sé e per sé, anche se il suo contenuto è interamente basato sul lavoro di un altro. Il traduttore non dovrebbe introdurre aggiunte, emendamenti o annotazioni, tranne forse quando lavora su testi letterari esoterici. Il traduttore non dovrebbe giocare al gioco di riscrivere un testo originale esprimendo così “ciò che l’autore intendeva” o “ciò che l’autore avrebbe detto.”

Il secondo principio è similmente ovvio, benché difficile da applicare nella pratica. Significa che il traduttore deve non soltanto avere una completa padronanza della lingua di destinazione (la lingua madre del traduttore, in quasi tutti i casi), ma deve anche essere in grado di percepire i tocchi stilistici e comprendere il loro significato nel testo originale. Un semplice esempio dall’ambito della traduzione di brevetti dovrebbe essere sufficiente: “significa” è il termine scelto in un brevetto americano quando si spiega come funziona l’invenzione; di norma non è necessario alcun articolo che in qualsiasi altro documento sarebbe grammaticalmente e stilisticamente peculiare, ma in un brevetto è ciò che facciamo. Un traduttore di brevetti che traduce nella lingua inglese questo deve saperlo, altrimenti la natura della traduzione sarà imprecisa.

Il terzo principio è il più difficile da realizzare, perché richiama l’assioma russo che dice che se una traduzione è bella non è fedele, e se è fedele non è bella. C’è un delicato equilibrio da raggiungere qui, in altre parole, e i traduttori devono aspirare ad essere buoni scrittori nella loro lingua madre e devono conoscere tutte le sottigliezze dell’argomento e della lingua in cui lavorano, in modo tale da produrre una traduzione con “tutta la fluidità della composizione originale”. In altre parole, una traduzione non dovrebbe sembrare una traduzione.

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Traduzione libera dell’articolo “Lord Woodhouselee” pubblicato sul sito Language Realm.