Comunque, per arrivare ad una riflessione più matura sul processo di traduzione, bisogna attendere Alexander Fraser Tyler ed i suoi Essays on the principles of translation (1791); lì si possono rintracciare tre principi fondamentali:
1) La traduzione deve essere una trascrizione completa dell’idea dominante, racchiusa nel testo originario.
2) Lo stile ed il registro devono avere le stesse caratteristiche del testo originario.
3) La traduzione deve avere lo stesso grado di autenticità del testo originario.
Un secolo dopo Dryden, Tyler condivide i sui stessi principi: il testo tradotto deve riprodurre l’anima del testo di partenza. Successivamente, durante il XIX secolo, teorici inglesi e tedeschi hanno tentato di dare una definizione di traduzione, cercando di capire se si trattava di un’attività creativa o meccanica. Alcuni consideravano il traduttore un genio creativo, altri un semplice mezzo per far conoscere alla gente il testo originario o il suo autore.
È a partire dal periodo Vittoriano che si insinua l’idea di giusta distanza di spazio e tempo tra traduttore e testo originario, questo significa che i traduttori devono utilizzare un linguaggio arcaico. Anche se il loro lavoro si rivelò inutile, perché traduzioni retrodatate nella forma, in una società in rapida evoluzione, non rispecchiavano i valori di quel mondo.
Una teorizzazione ed un’analisi sistematica sulla traduzione emerge solo a partire dalla seconda metà del XX secolo, con i Translation Studies: una serie di studi concernenti la traduzione, il suo processo ed i suoi problemi. L’etichetta di “Translation Studies” fu creata da André Lefevere nel 1976, ed infatti, i Translation Studies prendono piede proprio a partire dagli anni Settanta; e grazie ad essi, oggi, la traduzione è considerata un’attività importante e creativa. Grazie ad essi, noi studenti universitari abbiamo iniziato a studiare il modo in cui si realizza una traduzione, il processo traduttivo utilizzato, i mezzi a disposizione del traduttore, gli elementi che una traduzione dovrebbe o non dovrebbe avere. Inoltre, puntando l’attenzione sui Translation Studies si sono messi in luce anche molti problemi connessi alla traduzione. Soprattutto il fatto che una traduzione non è semplicemente la trasposizione di un testo da una lingua all’altra, ma implica anche una trasposizione da una cultura ad un’altra.
Continuerò a parlare dell’argomento domani nella terza parte dell’articolo
Autore del’articolo:
Erika Fabri
Studentessa e traduttrice en-it, es-it
Teramo