L’arte del tradurre (5)

 Categoria: Storia della traduzione

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6. Conclusione: comprendere è tradurre
Stando a quanto scrive il filosofo francese Paul Ricœur nel saggio Il Paradigma della Traduzione [1], poiché la traduzione esiste, ne consegue che essa è possibile. E se quest’ultima è possibile è perché esistono delle strutture che nascondono una lingua originaria perduta che bisogna decifrare per poter poi ricostruire. Posti di fronte al problema della traduzione, esistono due procedimenti possibili: il trasferimento del messaggio verbale da una lingua all’altra oppure l’interpretazione di ogni significante di una stessa lingua. Sempre l’illustre Ricœur distoglie l’attenzione dal classico dilemma traducibile vs. intraducibile, per portare l’attenzione sull’alternativa fedeltà vs. tradimento, che si verifica ogniqualvolta ci sia da tradurre.

Ma fedeltà verso cosa?
Fedeltà rispetto al linguaggio che deve riuscire a non tradire il segreto che cela il testo originale.
Una traduzione considerata buona, infatti, mira ad ottenere un’equivalenza che sia presunta, ricercata o elaborata. Ciò che sostiene Ricœur è che, sebbene non esista un criterio assoluto per giudicare una traduzione, l’unico modo per criticare una traduzione è quello di proporne un’altra, che deve essere, anche se non per forza considerata migliore, almeno diversa.

In un certo senso, tradurre è «portare il lettore all’autore» e «portare l’autore al lettore» o, per dirla in altro modo, «tradurre è servire due padroni», sia lo straniero nel suo desiderio di impadronirsi del diverso, sia il lettore nel suo desiderio di conoscere. Inoltre, la traduzione non deve essere percepita come una minaccia verso la nostra identità linguistica, ma come un allargamento di orizzonte della propria lingua e di tutte le sue risorse. Questo perché la traduzione non è solo un mero lavoro intellettuale, teorico e pratico, ma riguarda anche il problema etico, sfiorando il rischio di tradire quella che Ricœur chiama l’ospitalità linguistica.

Chapeau quindi a tutti coloro che riescono a trovare un equilibrio fra le due sempiterne questioni della traduzione: l’ospitalità linguistica, appunto, e il lavoro della lingua su se stessa.

Autrice dell’articolo:
Francesca Peracchione
Freelance translator
Genova


[1] Paul RICŒUR, Le paradigme de la traduction (1999). Esprit 253 : 9-19.