L’arte del tradurre (4)

 Categoria: Storia della traduzione

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5. Tradurre i modi di dire
Per restare fedeli al testo originale e all’effetto che deve avere riguardo all’espressività, i traduttori possono appellarsi ad una licenza interpretativa detta rifacimento: processo in seguito al quale è quasi impossibile ritornare alla lingua di partenza. Essendo questo principio un classico esempio di target oriented, il traduttore non deve esitare a riconcepire ed a riscrivere completamente il testo (o parte di esso) sia per permettere al lettore di capire lingua e contesto del testo di partenza, sia per dare un contributo e arricchire la lingua d’arrivo. Allo stesso modo, l’operazione della modulazione permette di compiere variazioni non solo sul piano della forma ma anche su quello del discorso. Detto in parole semplici è la soluzione lampante che fa dire al traduttore “così si direbbe in italiano in una situazione di questo tipo” (J. Podeur, 2002).

L’unica pecca è che questo processo consente di formulare una frase corretta dal punto di vista grammaticale a scapito dell’originale génie. Quando le modulazioni entrano a far parte dell’uso comune vengono registrate sui dizionari, e quindi lessicalizzate, annullano il lavoro del traduttore. Purtroppo, però, i problemi si creano di fronte alla necessità di tradurre modi di dire, metafore, cliché e diverse espressioni di registro familiare: bisogna sempre tener conto di quale scelta sia più in armonia con il contesto, con lo stile dell’autore e con la capacità – da parte del traduttore – di rappresentare la stessa situazione in due culture diverse e di lessicalizzarla nel modo più appropriato.

Le modulazioni lessicalizzate possono spesso porre problemi per quanto riguarda il senso, il registro e la frequenza, tanto che a volte si innesca una vera e propria serie di modulazioni a catena. Dal momento che due lingue affini ma pertanto diverse come l’italiano e il francese vedono l’una una similitudine laddove la seconda ne vede un’altra, ciò che interessa sia similitudine che metafora, è il comparant, termine comune a entrambe le figure. Il procedimento di modulazione è largamente utilizzato dai traduttori quando si tratta di tradurre metafore o cliché e, in questi casi, si procede alla riformulazione morfo-sintattica quando la traduzione letterale non è possibile.

Quelli che rappresentano un vero problema di traduzione sono i cliché, ovvero delle metafore culturali che risultano molto chiare all’autore, ma un po’ meno al lettore; in questo caso, per non dire che sono del tutto intraducibili, è possibile aggiungere una nota esplicativa.
I procedimenti di cui si è parlato finora entrano in gioco quando c’è la necessità di far luce su avvenimenti particolari e nomi proprio del tutto sconosciuti al lettore; bisogna ammettere che purtroppo causano un notevole appiattimento stilistico, a meno che il traduttore non abbia la prontezza di sostituirli con elementi tipici del testo d’arrivo.

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Autrice dell’articolo:
Francesca Peracchione
Freelance translator
Genova