L’arte del tradurre (3)

 Categoria: Storia della traduzione

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3. Di cultura in cultura
Il filosofo Lefevere [1] (1992 : XIV) sostiene che “il linguaggio è forse il meno importante” ed infatti, la traduzione non va vista come un mero passaggio da una lingua all’altra, ma come un ponte tra due culture, o due enciclopedie. Ciò che il traduttore non deve mai perdere di vista sono gli elementi culturali, ancor prima delle regole linguistiche. Non è sicuramente il nostro caso, ma il lettore di opere di epoche passate deve avere consapevolezza del lessico e dell’entourage dell’autore. La traduzione può essere di due tipi: source oriented, quindi orientata al testo di partenza, o target oriented, vale a dire orientata verso il testo di arrivo. La sostanziale differenza tra questi due diversi generi di traduzione ha come scopo di permettere al lettore di immedesimarsi nell’ epoca o nella cultura del testo originale, o renderli anche solo accessibili.

Una buona traduzione dà al lettore la chiave d’accesso per entrare nell’universo linguistico e culturale del testo di partenza e per renderlo accettabile. Questo è un punto cruciale quando si fa riferimento a testi lontani nel tempo e nello spazio, ma non deve essere trascurato nemmeno quando si tratta di testi moderni.

4. I passaggi traduttivi
Secondo Podeur[2] (2002), sette sono i procedimenti centrali all’operazione traduttiva.
I primi tre sono detti di traduzione diretta o “falsi procedimenti”, in quanto sono vere proprie operazioni traduttive:

  • Il prestito: parola che una lingua prende in prestito da un’altra senza tradurla (J. Podeur, 2002, pag. 8).
  • Il calco: prestito di un sintagma straniero con traduzione letterale dei suoi elementi (J. Podeur, 2002, pag. 6).
  • La traduzione letterale: la traduzione letterale o ‘parola per parola’ sta a designare il passaggio traduttivo che porta a un testo corretto e idiomatico senza che il traduttore debba preoccuparsi d’altro se non degli obblighi linguistici (J. Podeur, 2002, pag. 48).

Gli altri quattro sono procedimenti di traduzione obliqua perché comportano una variazione lessicale, morfosintattica e – a volte – di punto di vista:

  • La trasposizione: procedimento con il quale un signifié cambia categoria grammaticale (J. Podeur, 2002, pag. 16).
  • La modulazione: variazione ottenuta cambiando il punto di vista e le categorie di pensiero (J. Podeur, 2002, pag. 11).
  • L’equivalenza: procedimento che rende conto di una stessa situazione ricorrendo ad una espressione completamente diversa (J. Podeur, 2002, pagg. 8-9).
  • L’adattamento: uso di un’equivalenza riconosciuta tra due situazioni (J. Podeur, 2002, pag. 4).

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Autrice dell’articolo:
Francesca Peracchione
Freelance translator
Genova


[1] André LEFEVERE, Traduzione e riscrittura. La manipolazione della fama letteraria, a cura di Margherita Ulrych, Utet, Torino 1998, II ed.
[2] Josiane PODEUR, La pratica della traduzione. Dal francese in italiano e dall’italiano al francese, Napoli, Liguori Editore, 2002.