FRIEDRICH SCHLEIERMACHER (1768 – 1834)
Sui metodi diversi nel tradurre
Attraverso la traduzione, persone di origini molto diverse possono entrare in contatto tra loro e una lingua può accogliere i prodotti di un’altra. Nell’ambito della traduzione dovrebbero essere distinti due campi: l’interpretazione e la traduzione, la quale presuppone un’attività di scrittura. Il ruolo dell’interprete si esplica nelle attività di tutti i giorni mentre il traduttore assolve il proprio compito nell’ambito della scienza e dell’arte, discipline alle quali si addice la scrittura, che è l’unica via in grado di renderne durature le opere. Il fine ultimo del traduttore dev’essere quello di offrire ai lettori le stesse idee e le stesse emozioni che la lettura dell’opera in lingua originale avrebbe suscitato in loro.
Esistono due modi per tradurre: la parafrasi e il rifacimento.
La prima ha lo scopo di superare, seppur in modo meccanico, l’irrazionalità delle lingue. Secondo i suoi principi, se il traduttore non trova nella sua lingua la parola equivalente a quella utilizzata nel testo originale, può tentare, nella misura in cui ciò gli sia possibile, di renderne il significato aggiungendo specificazioni estensive o limitative. In caso di testi particolarmente complicati, la parafrasi tende a trasformarsi in commento.
Al contrario, il rifacimento riconosce l’impossibilità di produrre la copia di un’opera d’arte letteraria in un’altra lingua. Il traduttore non può far sì che le singole parti che compongono il testo originale corrispondano esattamente a quelle del testo tradotto. Per questo motivo si piega di fronte alla diversità e all’irrazionalità delle lingue e si rassegna a realizzare un’imitazione quanto più simile possibile al modello originale.
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