Definizione di traduzione

 Categoria: Storia della traduzione

La traduzione (dal latino “traductĭo,- ōnís”: passaggio da un luogo ad un altro, conduzione verso, trasporto) è un’attività che consiste nel comprendere il significato di un testo in una lingua, noto come testo di origine o testo di uscita, per produrre un testo di equivalente significato in un’altra lingua, denominato testo tradotto o testo di arrivo.
Il risultato di questa attività, il testo tradotto appunto, viene chiamato anche traduzione.
L’obiettivo della traduzione è creare una relazione di equivalenza tra il testo di origine e il testo tradotto, in altre parole avere la certezza che entrambi i testi comunichino esattamente lo stesso messaggio.
Per ottenere tale risultato è necessario dare grande importanza ad alcuni aspetti fondamentali quali il genere testuale, il contesto, le regole grammaticali di entrambe le lingue, le convenzioni stilistiche, la fraseologia, ecc.

La traduzione è da sempre un’attività svolta prettamente da esseri umani; tuttavia in epoca recente abbiamo assistito al proliferare di software di traduzione automatica e di traduzione assistita.
Con il primo termine si indicano quei programmi che traducono in automatico un testo senza nessun tipo di intervento da parte del traduttore, con il secondo si indicano programmi che semplificano il lavoro del traduttore ma non lo sostituiscono in alcun modo.
Un piccolo esempio di traduzione assistita è costituito dall’uso di memorie di traduzione.
È importante distinguere la traduzione dall’interpretazione: nel primo caso, si trasferiscono idee espresse in forma scritta da una lingua ad un’altra, mentre nell’interpretazione le idee sono espresse verbalmente o attraverso i gesti (come nel linguaggio dei segni). Secondo l’analisi dei processi coinvolti nella traduzione e nell’interpretazione, si potrebbe considerare quest’ultima come una sottocategoria della traduzione.

Esistono varie definizioni di traduzione, ciascuna legata alla scuola di pensiero che ne ha affrontato lo studio.
V.García Yebra ad esempio sostiene che “tradurre è enunciare in un’altra lingua quello che è stato enunciato in una lingua fonte, conservando le equivalenze semantiche e stilistiche”.
A sua volta, E.A.Nida afferma che la traduzione consiste in:
”[...] riprodurre nella lingua terminale il messaggio della lingua originale per mezzo dell’equivalente più prossimo e più naturale, in primo luogo in termini di significato, e poi per quanto riguarda lo stile”.