Traduzione e seminari statunitensi

 Categoria: Servizi di traduzione

Una teoria affidabile della traduzione può essere sviluppata solo se la mente del teorico è eclettica così come la pratica stessa della traduzione. Non si tratta puramente di un trasferimento linguistico; una buona conoscenza linguistica della lingua in oggetto non è sufficiente per garantire un trasferimento appropriato. Il vero traduttore deve conoscere la “cultura” alla quale appartiene l’opera da tradurre e deve avere altresì un’ottima conoscenza della cultura d’arrivo in modo da poter stabilire una corrispondenza più o meno soddisfacente.

Il mestiere del traduttore richiede poliedricità, versatilità e una certa dose di coraggio nel momento in cui è necessario operare delle scelte che determineranno di fatto la trasmissione dell’opera nella lingua di arrivo. Grande responsabilità dunque quella del mediatore culturale, ovvero di colui che fungerà da ponte tra due culture spesso lontane ed eterogenee. La mediazione è molto più di una traduzione: il mediatore, grazie al suo contributo, mette in relazione due culture, consentendone la reciproca comprensione. Il mediatore/traduttore dovrà dunque in un certo qual modo essere biculturale, cioè dovrà conoscere in modo approfondito ed esaustivo i due contesti culturali con i quali opererà, risolvendo le disparità linguistiche e culturali di entrambi i mondi.

Naturalmente, la percezione che la cultura d’arrivo avrà del testo tradotto dipenderà sostanzialmente dal modo in cui il mediatore linguistico interpreterà il testo di partenza e la responsabilità delle scelte compiute ricadrà inevitabilmente su di lui. Quella del traduttore o mediatore culturale è talvolta una vera e propria missione, con riferimento particolare all’ambito letterario. Limitando dunque l’approccio traduttivo ai testi letterari, possiamo affermare che in molti circoli americani la traduzione letteraria è ancora considerata un’attività di second’ordine, meccanica e non creativa, non degna di attenzione da parte della critica.

All’inizio degli anni sessanta, la traduzione era considerata un’attività marginale, priva di interesse e di spazio nell’ambito universitario. Non esistevano quindi centri per la traduzione né associazioni di traduttori letterari, tantomeno pubblicazioni dedicate principalmente alle traduzioni, ai traduttori e alle loro costanti problematiche.
Negli anni settanta, invece, la disciplina iniziò a svilupparsi e a diffondersi. Venne gradualmente sempre più accettata e, ben presto, corsi e seminari di traduzione furono offerti in molte università tra cui quelle di Yale, Princeton, della Columbia, dell’Iowa, del Texas, ecc. Alla fine degli anni settanta, questi sviluppi portarono alla costituzione dell’American Literary Translators Association (ALTA), l’organizzazione professionale dei traduttori letterari americani.

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