Traduzione dei contratti Italia – Russia (2)

 Categoria: Servizi di traduzione

Sul piano della struttura del periodo laddove il linguaggio giuridico italiano è caratterizzato da un alto grado di subordinazione e quindi dall’uso dell’ipotassi, il russo predilige invece la paratassi, con un grado di subordinazione del periodo assai ridotto rispetto a quando accade per l’italiano.

L’uso che i due linguaggi giuridici fanno invece del participio rappresenta forse una delle maggiori differenze riscontrate nel corso della mia analisi. Sul piano strettamente verbale: il participio passato nel linguaggio giuridico italiano è usato insieme agli ausiliare essere e avere per formare i tempi composti, in russo, dove l’ausiliare avere è assente mentre l’ausiliare essere si coniuga solo al passato был, была, было, были,(byl, byla, bylo, byli) il participio passato passivo non viene utilizzato per la formazione dei tempi composti ma è usato spesso nella sua forma breve come predicato verbale nelle costruzioni passive. I participi presenti attivi e passivi in russo vengono spesso usati in sostituzione delle corrispondenti subordinate attributive, mentre nel linguaggio giuridico italiano il participio presente è frequentemente lessicalizzato in funzione di sostantivo (l’acquirente). Sul piano della lessicalizzazione va inoltre ricordato che sia in italiano che in russo il participio passato viene spesso e volentieri lessicalizzato come aggettivo, anche se sia in italiano sia in russo può dar luogo anche a sostantivi come ad esempio l’imputato e данные, ma anche in questo caso i sostantivi derivati dal participio passato sono assai meno numerosi di quelli derivati dal participio presente.

L’uso del gerundio rappresenta invece un punto d’incontro fra queste due lingue, la sua funzione infatti in russo e in italiano si equivale anche se il gerundio in russo è sottoposto a maggiori restrizioni dal momento che obbliga alla coreferenzialità del soggetto del gerundio col soggetto della principale.

L’uso dei tempi verbali nei Codici, nelle sentenze e nei contratti sembra essere il punto in cui, se si tralascia quanto prima affermato sull’uso del participio passato, le differenze fra queste due lingue vengono quasi annullate. Nei Codici a prevalere, in entrambe le lingue, è l’uso del presente; nelle sentenze, invece, in entrambe le lingue, nella sezione dedicata all’esposizione dei fatti il tempo prevalente è il passato (che in italiano prende forma di imperfetto e trapassato prossimo, mentre in russo di passato), mentre nella parte relativa alle motivazioni della decisione tutte e due le lingue prediligono l’uso del presente. Nei contratti l’uso dei tempi verbali si equivale perfettamente.

Infine per quanto riguarda l’ordine dei costituenti all’interno della frase il russo si caratterizza per una maggiore flessibilità rispetto alla lingua italiana: la presenza dei casi, infatti, permette di poter disporre liberamente i costituenti all’interno della frase. In italiano, invece, l’assenza di marche casuali che permettono di determinare la funzione logica dei costituenti, obbliga quasi sempre a seguire l’ordine SVO.

Sul piano lessicale la necessità di esprimere gli stessi concetti e la natura quasi equivalente del sistema giuridico adottato (quello del diritto romano) riducono notevolmente la distanza fra le due lingue. Inoltre, anche sul piano morfosintattico, la vicinanza dell’italiano “giuridico” ai costrutti dell’italiano antico, più simile al latino e quindi al russo, contribuisce a limitarne notevolmente le differenze.

Autore dell’articolo:
Consuelo Speranza
Traduttrice EN-RU>IT IT>RU
Roma