L’utilizzo della lingua in campo scientifico

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Anticamente non esisteva nessun problema legato alla lingua impiegata in campo scientifico, infatti, fino al ‘500, tutte le Università usavano un’unica lingua, il latino, e i professori, da qualsiasi Paese provenissero, potevano capirsi tra loro come fossero connazionali.

L’uso universale del latino fra i dotti del Medioevo è ben noto e spesso citato come situazione invidiabile, ma non tutti sanno come esso venne meno per lasciare il posto alle lingue nazionali dei diversi Paesi d’Europa.

Sembra che il primo a rompere la tradizione sia stato Bombast von Hohenheim, più noto come Paracelsus, che nelle sue lezioni cominciò ad usare il tedesco.

Fra i primi ad usare una lingua nazionale in scritti scientifici è da ricordare lo stesso Galileo Galilei, non perché non conoscesse il latino ma perché era convinto che l’antica lingua non fosse più adatta alle nuove idee.

Nel corso del Medioevo, il latino visse in una condizione speciale, come strumento di quel tesoro culturale letterario, filosofico e religioso che si era diffuso in tutta Europa dopo la caduta dell’impero romano, benché non fosse più usato come lingua vivente.

Tuttavia, quando l’umanità ebbe qualcosa di nuovo da aggiungere al precedente patrimonio culturale, l’antica lingua non fu più sufficiente e ciò si verificò nei nuovi campi del sapere come scienza, matematica e fisica.

È questo il principale motivo che rende assurda l’idea che il latino (o l’esperanto) possa ancora servire come lingua internazionale della scienza.

Se osserviamo la storia dobbiamo concludere che in realtà non è mai veramente esistita una lingua comune per gli studiosi di tutto il pianeta. Il latino fu soltanto, per un certo periodo, la lingua della cultura del territorio limitato in cui si era diffuso il Cristianesimo.

Successivamente, ebbe un ruolo importante il francese, poi il tedesco, e ultimamente, si evidenzia l’importanza dell’inglese, soprattutto per l’influenza degli Stati Uniti, economicamente e culturalmente.

Per ciò che concerne la scienza è necessaria non solo una lingua atta all’informazione scritta ma anche una lingua che serva al contatto diretto tra gli scienziati, sia nei congressi che negli eventi.

Da ciò deriva l’importanza del ruolo del traduttore e dell’interprete durante eventi scientifici come convegni, congressi, fiere a carattere scientifico-ambientale, dove risulta fondamentale il ruolo del traduttore nel “traslare” i termini specifici degli atti ufficiali nelle 2 o 3 lingue ufficiali scelte per il congresso; talvolta risulta indispensabile anche il ruolo dell’interprete simultaneo per la comunicazione effettiva tra i partecipanti.

Oggigiorno, principalmente a causa dei tagli nelle spese di traduzione e interpretariato, spesso gli atti, le brochure e i documenti ufficiali degli eventi vengono tradotti solo in inglese, creando quindi non poche difficoltà nella comprensione e nella comunicazione; allo stesso modo, spesso nei congressi gli interpreti non vengono più utilizzati a causa di problemi di restrizioni nel budget.

Non bisogna dimenticare, che l’utilizzo di termini scientifici rende necessaria una conoscenza approfondita di termini tecnici, ognuno con il proprio ben preciso significato e la propria particolare accezione.

Nel 1866, il filosofo tedesco Nietzsche scrisse “Certamente un giorno l’umanità avrà una lingua comune e certamente un giorno l’uomo viaggerà volando nell’aria”.

Da molto tempo si è assistito alla realizzazione della seconda previsione del filosofo, mentre, per quanto riguarda la prima, a livello universale, questa non sarà forse mai completamente perseguibile o perseguita.

D’altro canto, riferendosi al campo scientifico, la necessità primaria di comprendersi l’un l’altro in maniera chiara, immediata ed inequivocabile, per condurre attività e ricerche che coinvolgono molti paesi in diversi settori di interesse vitale per l’interra razza umana, deve pretendere una valorizzazione del ruolo della traduzione professionale.

Autrice dell’articolo:
Martini Giulia
Traduttrice EN-ES>IT
Milano